Barolo 2006

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: SALVANO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Nel pianeta Langa ci sono sempre state due correnti di pensiero: una ritiene che il Barolo ottenuto da singolo cru rappresenti il vertice qualitativo ed espressivo di un terroir, l’altra invece (e di questa ne faceva parte il grande Bartolo Mascarello) afferma che un Barolo è tanto più rappresentativo e complesso quanto più è il prodotto della fusione di diversi appezzamenti, con caratteristiche diverse e complementari. Quello che posso dire io è “meno male che ci sono tutte e due le possibilità”, per noi degustatori è divertimento assicurato, guai se non avessimo Bussia, Cannubi, Francia, Monvigliero, Cerequio, Bricco Boschis, Monprivato, Vignarionda, Rocche di Castiglione, Rocche dell’Annunziata, Gabutti, Villero e tutti quei fazzoletti di terra che fanno pregio e privilegio di ogni singolo comune atto alla produzione del Barolo, ma guai anche se non avessimo dei Barolo ottenuti da una miscellanea di nebbioli provenienti da Serralunga, Monforte, La Morra, Castiglione Falletto, Barolo… Questo 2006 appartiene alla seconda categoria, le uve provengono da Barolo, Serralunga, La Morra, Grinzane Cavour e Diano d’Alba; sosta in botti di rovere da 25 Hl per circa 40 mesi (il periodo minimo richiesto dall’attuale disciplinare è di 18 mesi), il che la dice lunga sulla filosofia aziendale e sulla qualità delle uve (che se non fosse ottima non potrebbe reggere una così lunga permanenza in botte). Colore granato netto con unghia appena tendente all’aranciato, l’approccio olfattivo è molto fine ma richiede ovviamente una più prolungata ossigenazione per esprimersi al meglio; qui i fiori sono più secchi, c’è anche un leggero richiamo alla lavanda, la speziatura e le componenti terziarie cominciano a guadagnare terreno sul frutto, ma siamo ancora all’inizio, c’è la ciliegia sotto spirito che si mescola al cioccolato e alla liquirizia, note leggermente mentolate, tabacco, accenni alle erbe mediterranee, timo in particolare. All’assaggio rivela la qualità dell’annata nel tannino fitto ma setoso, nel frutto rotondo, nella ricchezza estrattiva, al momento è solo la componente alcolica ad apparire ancora un po’ scollegata, ma il vino è indubbiamente ben fatto e con le carte per garantire una lunga evoluzione. Sfiora le cinque chiocciole ma è una valutazione “preventiva”.

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