Barbera d’Alba Vigneto Gallina 1996

Degustatore: laVINIum Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: LA SPINETTA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Sono passati sei inverni da quando le uve di questa Barbera sono state vendemmiate. Si tratta di un vino di nuova generazione, nulla a che vedere con le barbere di una volta, acide, nervose e dal frutto quasi acerbo, non certo longeve o complesse, ma indubbiamente beverine e ottime compagne di piatti tipici piemontesi. Anche le stagioni hanno subito progressivi mutamenti, complice forse l’effetto serra, le uve arrivano prima a maturazione, in molte parti d’Italia, facendo abbassare la percentuale di acidità all’interno dell’acino. Così i disciplinari vengono adeguati e nel 2001 la Barbera d’Alba passa da un’acidità minima di 6 a 4,5 grammi/litro (G.U. n. 37 del 14 febbraio). Un punto e mezzo non è poco, il rischio è che il vino “si sieda”, soprattutto nelle annate deboli, e sia di conseguenza necessario effettuare correzioni del livello di acidità, pratica regolarmente ammessa in questi casi. Ma questa Barbera sembra appartenere ad una classe superiore, grazie sia all’indiscutibile qualità del vigneto Gallina, sia alla maestria tecnica di Giuseppe Rivetti e dei suoi collaboratori. Si sa, La Spinetta è azienda di spicco in Piemonte, spesso criticata dai tradizionalisti, forse a torto, forse a ragione. Sta di fatto che i suoi vini sono sempre di altissimo livello, quasi perfetti. D’altronde, quale che sia la critica che si può muovere a quest’azienda, il risultato è di indubbio valore ed è anche merito suo (e di molti altri, certamente) se all’estero si sono progressivamente dimenticati di quel brutto episodio che sconvolse il mondo vinicolo italiano, la partita di Barbera al metanolo messa in vendita da due a dir poco irresponsabili produttori piemontesi. Ma per fortuna sono passati vent’anni e il nostro vino sta godendo di grandi approvazioni internazionali; persino il restio Hugh Johnson, ideatore della guida dei vini più venduta al mondo, nell’edizione 2002 ha finalmente collocato l’Italia fra i migliori paesi produttori, dedicandole ben 35 pagine. Ma veniamo alla degustazione: osservando il calice ci si accorge immediatamente dell’ancora notevole giovinezza del colore di questa Barbera, rosso rubino con sfumature violacee, profondo e quasi impenetrabile. La scia di colore lasciata sulla parete, conferma una notevole ricchezza antocianica; la consistenza è quasi piena, in virtù di archetti fitti e omogenei e di lacrime grasse e dense. L’impatto olfattivo è intenso, avvolgente, con note di frutta matura, ma incredibilmente ancora non in confettura, si riconosce la mora di gelso, la visciola e la ciliegia nera; subentrano poi, piacevoli sensazioni balsamiche e mentolate, speziatura, cioccolato e legno tostato. La qualità è eccellente. Al gusto conferma tutte le sue doti, con un corpo pieno, quasi austero (incredibile per questa tipologia), secco e caldo, con una freschezza ancora in bella evidenza; la morbidezza è piena, ricca del frutto già percepito, ora succoso e rotondo; la persistenza è lunga con ritorno di cacao e spezie, in un finale di grande equilibrio. Il vino è ottimo da bere ora, ma in grado di mantenersi per molti anni ancora. Se proprio vogliamo muovere una critica a questa Barbera, diciamo che sembra studiata a tavolino, troppo “razionale”. Ma sta di fatto che è un prodotto di grande livello e passa la verifica senza alcun cedimento.

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