Barbera d’Alba Vigna Pozzo 1997

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 04/2016


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: CORINO GIOVANNI – Azienda Agricola di Corino Giuliano
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Il fatto che Giovanni Corino (e i suoi figli Renato e Silvano), con la sua Vigna Pozzo sia stato uno dei primi, se non il primo, ad ottenere riconoscimenti a livello internazionale con una Barbera, la dice lunga sulle scelte in vigna e sulla nuova concezione che la famiglia aveva, in quegli anni di cambiamento, adottato per questo vitigno. E’ indubbio che questo vino non rispecchia sotto alcun aspetto la tradizionale barbera, ricca di acidità e da bere con piacere senza pretenderne caratteristiche baroleggianti o di lungo invecchiamento. Con questo prodotto (ma già con la versione ’96) ci trovavamo di fronte a 14 gradi abbondanti di alcol, una concentrazione di colore ben superiore alla norma, estratti elevati e una permanenza nel piccolo legno di ben 18 mesi. Quindi un vino totalmente diverso, più imponente, per certi aspetti apparentemente già maturo, eppure capace di evolvere nel tempo (lo vediamo ora, a più di 5 anni dalla sua messa in commercio). Questo millesimo, fra l’altro, proviene dalla tanto decantata “annata del secolo”, annata che non sempre ha mantenuto le promesse, frutto spesso di sapienti quanto sfacciate operazioni di marketing alle quali siamo tutt’ora sottoposti. Insomma, prelevata dalla cantina in cui si è conservata attorno ai 14° C costanti, rigorosamente coricata e al buio, stappata con delicatezza e versata nel calice Riedel “Chianti Classico” con cui effettuo le mie degustazioni, confesso che ho avuto il timore di trovarla “esausta”, andata, in caduta libera, defunta. E invece eccola qui, con lo stesso colore rubino impenetrabile, appena meno luminoso nelle sfumature violacee, offrirsi al naso intensa e certamente matura, ma ancora viva e sorprendente nelle inflessioni pepate e di china che si mescolano alla confettura di ciliegia e marasca, alla cannella, alla liquirizia e al cacao. Certo, un vino così, con questo ventaglio odoroso, rimarca evidentemente il supporto delle amate-odiate botticelle, ma la materia prima è indubbiamente originata da un vigneto non comune, che ne ha permesso il lodevole risultato finale. E al palato testimonia ancora una discreta energia, certamente non quella vivacità pungente e tipica delle Barbere ricche di acidità sempre più rare (non è un caso che con il decreto del 23 gennaio 2001, l’acidità minima della Barbera d’Alba sia stata portata da 6,0 a 4,5 grammi/litro, frutto non tanto di cambiamenti climatici, come vorrebbero farci credere, ma di un mutamento sostanziale e, fino a un paio di anni fa generalizzato, nel metodo di vinificazione), ma ha raggiunto un equilibrio pressoché perfetto, con un frutto non surmaturo ma succoso e appena dolce, un tannino levigato e una sapidità che non lascia la bocca vuota né asciutta. E’ solo l’attesa, quella che supera il minuto, ad evidenziare che abbiamo di fronte un vino che ha subito una certa forzatura, una maturazione spinta, perché alla fine, con tutta la buona volontà, non resta il desiderio di riassaggiarlo, non c’è quell’emozione che si manifesta di fronte a un grande vino, che ti impone di ripercorrerne le inebrianti sensazioni che lo caratterizzano e lo rendono unico e irripetibile. L’impressione che mi lascia questa Barbera è di un vino comunque appesantito, non stimolante, dove il punto di forza è nell’olfatto accattivante e variegato, ma che perde eleganza e fascino all’assaggio, lasciandomi dentro un disagio, la sensazione di un’incompiuta e ormai irraggiungibile armonia.

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