Barbaresco Vürsù Vigneto Gallina 1996

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2014


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: LA SPINETTA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Vürsù, ovvero “voluto” nella tipica accezione piemontese, la dice lunga sulla storia della famiglia Rivetti, partita nel 1977 a Castagnole Lanze con la produzione di Moscato, ma poi sempre più convinta di voler affiancare grandi rossi alla gamma di vini aziendali. Il Barbaresco Vigneto Gallina nasce nel 1995, simboleggiato da un rinoceronte, a dispetto del nome del cru, uno dei più pregiati del comune di Neive. Questa è dunque la seconda annata che esce dalla cantina, oggi ha 18 anni di vita, un tempo abbastanza lungo per verificarne la tenuta. Ovviamente, anche in questo caso, la bottiglia è stata conservata sempre in cantina a temperatura di 12-13°. E’ giusto sottolineare che si tratta di un’annata interlocutoria, la 1996 è stata molto difficile da inquadrare, caratterizzata soprattutto da una forte variabilità nell’evoluzione; intendiamoci, buona parte dei Barolo e Barbaresco provenienti da questo millesimo hanno dimostrato longevità, ma il processo di cambiamento di stato da un anno all’altro, anzi, direi da un mese all’altro, è stato in alcuni casi davvero particolare. Così ci si è trovati, in una fase di fronte a vini improvvisamente chiusi, difficili, addirittura con apparenti cedimenti; gli stessi vini, degustati qualche tempo dopo, dimostravano un carattere del tutto diverso e per nulla in fase discendente. L’assestamento più o meno definitivo è arrivato dopo un bel po’ di anni di affinamento. In questo caso, quindi, possiamo dire che il Vigneto Gallina dovrebbe aver raggiunto la piena maturità e una stabilità rassicurante. Il colore che ritroviamo nel calice è ancora un granato pieno, di una certa profondità, solo sul bordo possiamo rilevare i primi riflessi aranciati. Bastano pochi minuti di ossigenazione e il bouquet si compone offrendo una gamma di profumi che rimandano alla confettura di ciliegie, al cuoio, al tabacco, poi terra umida, funghi, qualche riflesso vegetale che fatico un po’ a comprendere, dato che il nebbiolo difficilmente può presentare simili sentori, in compenso si affacciano richiami balsamici e di spezie dolci, continua poi su toni di liquirizia e leggero cacao. La bocca ha un attacco non facilissimo, da una parte una quasi sorprendente vena acida mostra un temperamento vivo, confermato da un tannino ancora capace di punzecchiare le gengive, elementi che donano una certa austerità al vino; dall’altra una polpa matura che però non riesce a fondersi con le altre componenti, creando una sensazione generale un po’ pungente e alcolica. Va detto, a prescindere dall’annata, che questo Barbaresco ha subito una macerazione di 7-8 giorni in rotofermentatori, tecnologia da alcuni molto apprezzata che però con il nebbiolo, a mio avviso, non va molto d’accordo. Un Barbaresco, dunque, di difficile interpretazione, ancora oggi rintracciabile online attorno ai 60 euro…

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