Barbaresco Rabajà Riserva 2010

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2016


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: CASTELLO DI VERDUNO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Degustato e apprezzato l’anno scorso a Nebbiolo Prima, lo ritrovo in splendida forma oggi, a dimostrazione che con un cru del genere si può stare tranquilli, soprattutto se la firma è quella del Castello di Verduno, ovvero di Gabriella Burlotto e Franco Bianco. Burlotto è il cognome che, più di ogni altro, si può identificare con il comune di Verduno, qui la storia vitivinicola ha radici lontane, negli anni ’50 il commendatore Giovanni Battista, nella sua straordinaria lungimiranza, pensò di realizzare un obiettivo ad ampio spettro, non solo cantina vinicola, ma anche luogo di accoglienza, un punto d’incontro per chiunque avesse desiderato conoscere e approfondire la cultura e le tradizioni di questi luoghi. Oggi il Castello di Verduno è albergo, ristorante, cantina e agriturismo, a dimostrazione che “lui” ci aveva visto giusto. A Cà del Re si mangia bene, cucina di territorio, in un’atmosfera tranquilla e circondati da piante, se preferite invece qualcosa di più “alto”, allora nel castello c’è l’hotel e ristorante, dove ovviamente l’attenzione al particolare è del tutto diversa. Ma la cantina rimane il pezzo forte, non solo per gli splendidi Barolo e Barbaresco, ma anche per quel vino che più di ogni altro rappresenta questo piccolo splendido comune, ovvero il Verduno Pelaverga; e non mancano altri vini tipici di Langa come il Dolcetto, la Barbera e il Langhe Nebbiolo, vino spesso sorprendente per piacevolezza e vitalità. Il Barbaresco Rabajà Riserva 2010 rappresenta indubbiamente uno dei fiori all’occhiello aziendali, proviene da un vigneto con piante che vanno dai 25 a oltre 40 anni di età, vendemmiato a partire dal 10 ottobre 2010, subisce una macerazione di oltre 40 giorni, matura per 20 mesi in botti di rovere di Slavonia e per 2 mesi in vasche di acciaio, dopodiché affina in bottiglia per almeno 26 mesi, non viene né filtrato né chiarificato. Ha un colore granato intenso con riverberi ancora rubini, un bouquet sontuoso, giocato su un frutto carnoso e vivace, ciliegia sotto spirito, ribes, lampone, ma c’è anche la rosa, poi sensazioni ematiche, liquirizia, alloro. Al palato è decisamente intenso, succoso, con un tannino di grana finissima e quasi del tutto integrato, grande freschezza e una sensazione d’insieme di rara eleganza, finale lunghissimo e di notevole complessità. Oggi è indubbiamente apprezzabile, ma questo è uno di quei vini che, aperto fra una decina d’anni, potrebbe far apparire visioni mistiche a molte persone…

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