Barbaresco Martinenga 1999

Degustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2003


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: MARCHESI DI GRESY – Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Non mi associo alla corrente di pensiero che continua a premiare Barbaresco concentrati, affatto trasparenti, ipertannici e polputi; continuo a preferirli così, “meno”, ma senz’altro più tradizionali, più classici, più eleganti. Proviene da uno dei migliori vigneti di Barbaresco, forse il migliore, già famoso ai tempi dei Romani con il nome di Villa Martis, da quelle vigne esposte a mezzogiorno che da Martinenga salgono da un lato verso Asili e dall’altro verso Rabajà, da un terreno composto di marna azzurra che più vocato non si può, dal lavoro esperto dei vignaioli di Barbaresco e dalla passione di Alberto di Grésy il quale, milanese di adozione, queste vigne le camminava già da bambino, quando trascorreva i fine settimana e le vacanze estive nella casa dei nonni. Ha un aspetto cristallino ed in piena salute, un color rosso granato vivace ed una concentrazione non esagerata, come si conviene ad un vino della sua tipologia e soprattutto della sua classe. L’impatto olfattivo è già di buona ampiezza, le note floreali di geranio introducono ad un corpo centrale fruttato di ciliegia e ribes rossi ancora non confitti, poi a sensazioni speziate di pepe bianco, tabacco biondo e cuoio conciato. Di impressionante eleganza, di sensazioni eccellenti, non potenti ma persistenti. In bocca mostra già un buon equilibrio tra le componenti, è fresco ma anche rotondo, il tannino di buona maturità è anch’esso fine, fitto ed elegante. Pienezza ma non potenza, passo deciso, torna il frutto, poi le spezie ed il cuoio a mantenere un finale lungo, persistente. Le sensazioni olfattive sono confermate nella loro eccellenza. Un Barbaresco vivo, ricco ed armonico, di gran razza. Ha spalla per durare decenni e la degustazione in parallelo con il suo predecessore del ’95, ancor meglio di lui in quanto leggermente maturato, ne è la riprova. Da servire nelle migliori occasioni, a 18°C circa nei classici calici panciuti, abbinato a preparazioni di carni rosse brasate o stufate, a faraona in casseruola, a selvaggina da piuma e, tra qualche anno, a formaggi stagionati.

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