Aglianico del Vulture Stupor Mundi 2009

carstu09Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2013


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: CARBONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Nell’antica Roma “stupor mundi” era un’espressione associata ai grandi eventi bellici di successo, destinata soprattutto ai condottieri che con le loro gesta avevano ottenuto conquiste e vittorie, fra questi si ricordano Giulio Cesare e, in epoca medievale, Federico II di Svevia: “…la bestia che sorge dal mare carica di nomi blasfemi, e infuriando con la zampa dell’orso e le fauci del leone, informata nelle restanti membra a guisa di leopardo spalanca la bocca ad offesa del Santo Nome senza cessare di scagliare la stessa lancia sul tabernacolo di Dio e Sui Santi che abitano nei cieli…” come lo descriveva papa Gregorio IX, o “il salvatore inviato da Dio, il principe della pace, il messia-imperatore” secondo Pier delle Vigne. Di certo Federico Ruggero Hohenstaufen, nato a Jesi da Enrico VI Hohenstaufen Imperatore del Sacro Romano Impero (figlio di Federico Barbarossa) e da Costanza (figlia primogenita postuma di Ruggero II d’Altavilla Re normanno di Sicilia) è un personaggio del quale finora nessuno è riuscito a fornire una rappresentazione storica ed umana del tutto convincente. Federico II ha un legame storico importante anche con il Castello di Melfi, la città fu infatti capitale dei Normanni del Sud prima che fosse scelta Palermo, e in seguito residenza frequentata spesso dal re, che alla città associò nel 1231 le Costituzioni redatte in collaborazione con Pier delle Vigne, il cosiddetto Liber Augustalis, il primo vero e proprio testo organico medievale di leggi scritte che disciplinavano tanto la materia civile quanto quella penale. Luca e Sara hanno scelto l’antica moneta che lo ritrae per rappresentare il loro vino di punta, aglianico in purezza che di anno in anno sembra riuscire ad esrpimersi con sempre maggior vigore. Si distingue già nel colore, più fitto e concentrato, rubino intenso e luminoso; la tavolozza di profumi testimonia quanto lavoro e impegno ci sia stato in questi anni per ottenere un vino di assoluto carattere, con la 2009 posso dire senza esitazioni che si è finalmente raggiunto un grande equilibrio nel rapporto con il legno, quell’equilibrio che in passato sopraggiungeva solo dopo alcuni anni di affinamento in bottiglia. Accostando il naso si gode di una non comune eleganza, nonostante la ricca presenza di alcol, questo non sfugge alla tela tessuta dal frutto e dalla trama speziata, rimanendo perfettamente imbrigliato consentendo di percepire con calma i profumi di viole appassite, prugna in confettura, china, pepe, liquirizia, tabacco, venature mentolate, ginepro, humus e molto altro ancora. All’assaggio esprime tutta la sua carica vulcanica, tannino importante ma di grande finezza, la freschezza sorregge un frutto copioso e godibile, leggero l’accenno dolce del legno che rimanda toni di vaniglia e noce moscata, c’è già un grande equilibrio in una persistenza lunga e profonda. Come sempre richiede tempo per dare il meglio di sé, ma questa volta rivela già ora la sua grandezza, il suo fascino, in una beva succosa e sapida che accarezza i sensi nonostante la struttura imponente. Un risultato eccellente, e cinque chiocciole di slancio.

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