ABRIGO GIOVANNI – Azienda Agricola Abrigo Giovanni

Indirizzo: Via Santa Croce, 9 – 12055, Diano D’Alba(CN)
Telefono: +39 0173 69129
Fax: +39 0173 69345
WWW: www.abrigo.it
Email: g.abrigo@abrigo.it


laVINIum – 01/2008
Quella di Paola e Giorgio Abrigo è un’azienda che merita attenzione, perché lavora bene e sta molto attenta a non farsi trascinare dalla corrente, soprattutto con un vitigno storico come il dolcetto. Oggi questa tipologia sta attraversando una fase piuttosto controversa: una parte dei produttori di dolcetto, soprattutto nell’area di Dogliani, ma con riflessi un po’ in tutte le denominazioni coinvolte, sta cercando di percorrere una strada che, almeno in apparenza, potrebbe portare maggiori successi commerciali, almeno all’estero. La cosa strana è che nessuno si preoccupa di vendere questo vino in Italia, infatti al di fuori di alcune regioni del nord è praticamente introvabile se non nelle enoteche delle grandi città. E all’estero si sa, soprattutto in certe zone dell’America (perché i tedeschi hanno interesse per la nostra cultura e sono più esigenti) le esigenze e i gusti sono molto diversi, il vino opulento, grasso, iperconcentrato è perfettamente normale perché è più vicino al loro stile di vita. Ma qui siamo in Langa, una terra fantastica in grado di offrire vini straordinari, perché piegarli ai capricci delle mode?
Certo i conti devono tornare e non è sempre facile riuscire a trovare i canali giusti per vendere e garantirsi la pagnotta, ma se non si fa il vino in cui si crede che lo si fa a fare?

06/2007
Nel 2001 vi abbiamo presentato per la prima volta i vini di Giorgio Abrigo, produttore che porta avanti con intelligenza e sensibilità la propria azienda in Diano d’Alba, comune storicamente vocato alla produzione di Dolcetto, ma anche delle caratteristiche nocciole piemontesi. Questo ritorno ci fa estremamente piacere, poiché negli ultimi anni abbiamo avuto qualche perplessità sulle strade intraprese da un folto numero di aziende, proprio per quanto riguarda il Dolcetto, un po’ troppo suggestionate da un mercato assai poco conoscitore di questa tipologia e della sua storia, che le ha indotte a “ripensare” questo vino, a tentare di proporlo in una versione più potente, strutturata, decisamente oltre misura per quelle che sono le sue caratteristiche, snaturandolo e privandolo di quella piacevolezza e stuzzicante serbevolezza che lo ha sempre caratterizzato.
Un processo che ha trovato il suo apice a Dogliani, ma la cui influenza è giunta anche nelle altre zone tradizionali, come Diano, Ovada, Alba.
Per fortuna non tutti i produttori hanno scelto di fare un vino da 14,5 ° C e più, pesante e faticoso, difficile persino da abbinare. Fra questi c’è sicuramente Giorgio Abrigo che ha saputo trovare la giusta misura, proponendo un Dolcetto 2005 di struttura ma elegante e senza eccessi di surmaturazione o concentrazione, la cui forza espressiva è frutto di una vigna preziosa e antica, Garabei, che gli conferisce naturalmente una complessità e una bellezza espressiva del tutto particolari.
Anche la Barbera d’Alba Marminela della stessa annata, riesce a coniugare le caratteristiche del vitigno con una interpretazione di stampo moderno, dove l’acidità ha perso la pungenza di un tempo a vantaggio di una maggiore rotondità e piacevolezza, senza per questo diventare pesante o stucchevole.
Questa volta, però, è il Nebbiolo d’Alba, figlio dell’annata 2004 che si ricorderà certamente fra le grandi, ad averci dato le maggiori emozioni: un vino di quelli che si vorrebbe avere sempre pronti in cantina perché è in grado di mettere in riga parecchi “fratelli maggiori”, forte di una ricchezza espressiva e di un’eleganza che solo un grande nebbiolo sa dare.

03/2001
Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo mutamento espressivo dei vini piemontesi, dovuto principalmente a cambiamenti di metodologia sia in vigna che in cantina. Le Barbere, un tempo acide, fruttate, beverine e assai poco propense a durare nel tempo, hanno subito un radicale restyling: grazie ad una più accurata selezione clonale, a potature massicce, all’uso in molti casi di barriques già durante il periodo di fermentazione, sono diventate più corpose, morbide, meno spigolose e, in alcuni casi, capaci di migliorare negli anni. I mitici Barolo e Barbaresco, hanno subito una revisione dei rispettivi disciplinari, che hanno consentito ai produttori di applicare sistemi di vinificazione più moderni e, soprattutto, di poter valutare fra l’altro, a seconda della qualità delle annate, il tempo di permanenza nel legno; oggi è molto difficile trovare un Barolo duro, astringente o addirittura spento. Anche il Dolcetto che, come la Barbera, veniva considerato vino da tutto pasto, leggero e beverino, ha perduto in gran parte queste caratteristiche. Non è affatto strano oggi imbattersi in un Dolcetto di quasi 14 gradi alcolici, strutturato, ricco di frutto ed aromi speziati. La zona di Diano d’Alba, circondata da colline, è senz’altro una delle più vocate per la produzione di questo vino. Non a caso sono stati identificati ben 77 cru nel circondario di Diano. Queste aree particolarmente vocate (che qui vengono chiamate Söri, cioè versante collinare esposto al sole) corrispondono ad altrettanti vigneti, i cui nomi possono apparire in etichetta.
L’azienda Giovanni Abrigo, condotta dall’attuale proprietario, Giorgio, possiede 8 ettari di vigneto, dai quali ottiene quattro vini a denominazione di origine: Dolcetto di Diano d’Alba (o semplicemente Diano d’Alba), Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba e Langhe Favorita. In azienda viene prodotta anche, da più di trent’anni, la famosa Tonda, pregiatissima nocciola, indispensabile ingrediente dei torroni albesi, dal sapore intenso ed inconfondibile. Non esitiamo a dire che i due cru di Diano d’Alba, Garabei e Söri Crava, che abbiamo avuto il piacere di degustare, hanno mostrato una ricchezza ed una profondità degne di vini ben più famosi. Si tratta di due prodotti di alto livello qualitativo, intensi, generosi, quasi grassi, davvero irresistibili e con un rapporto qualità prezzo correttissimo. Ma anche gli altri due prodotti, il Nebbiolo e la Barbera si sono dimostrati davvero ben fatti, con stoffa da vendere, ben vinificati, da acquistare ad occhi chiusi. Prima di leggere le nostre schede vi invitiamo a visitare direttamente il simpatico sito aziendale www.abrigo.it.

Tigulliovino.it – 01/2001
Il giudizio complessivo dell’azienda è positivo.
Un gradino piu’ sotto i Dolcetto ed il Nebbiolo, parso un po’ atipico.
Note decisamente positive per la Favorita, vino bianco appena vivace, molto fresco e piacevole. ma soprattutto per la Barbera Marminela, decisamente piacevole ed accattivante.
Un’azienda che puo’ migliorare ma decisamente da seguire.

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Dolcetto di Diano d'Alba Garabei2007da 10 a 15 euro@@@@@
Barbera d'Alba Marminela1998da 5,00 a 7,50 euro@@@@
Barbera d'Alba Marminela2005da 10 a 15 euro@@@
Diano d'Alba Garabei1999da 5,00 a 7,50 euro@@@@
Diano d'Alba Garabei2001da 7,50 a 10 euro@@@@
Diano d'Alba Garabei2003N/A@@
Diano d'Alba L'Ancontrari2005da 10 a 15 euro@@@@
Dolcetto di Diano d'Alba Söri Crava1999da 5,00 a 7,50 euro@@@@
Dolcetto di Diano d'Alba Söri Crava2004da 5,00 a 7,50 euro@@@
Dolcetto di Diano d'Alba Söri Crava2005da 7,50 a 10 euro@@@
Dolcetto di Diano d'Alba Söri Crava2006da 7,50 a 10 euro@@@
Dolcetto di Diano d'Alba Garabei2005da 10 a 15 euro@@@@
Nebbiolo d'Alba1998da 7,50 a 10 euro@@@
Nebbiolo d'Alba2001da 7,50 a 10 euro@@@
Nebbiolo d'Alba2004da 10 a 15 euro@@@@

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