Ischia Bianco Superiore Parracine Giardini Arimei 2002

Degustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2005


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: biancolella, forastera, fiano, greco
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: FRATELLI MURATORI – GIARDINI ARIMEI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Quando si è soliti assaggiare più vini al giorno, tutti i giorni, emozionarsi al cospetto di un vino è evento che si fa sempre più raro. Con i bianchi poi, proposti a gradazioni sempre più elevate (forse per l’eccessiva voglia di far bene dei viticoltori) e quindi meno bevibili, spesso annientati o allontanati dal loro territorio a causa di permanenze nel legno esagerate, la situazione è ancora peggiore che con i rossi. Quando mi è stato proposto questo bianco, frutto della collaborazione tra la franciacortina azienda Fratelli Muratori e le ischitane Cantine di Pietratorcia, un vino “capace di interpretare la tradizione enologica di Ischia in chiave moderna”, ho temuto il peggio. Quando ho letto che una parte del vino matura in botti di rovere ho temuto di assaggiare un prodotto che non fosse “né carne, né pesce”, e viste le regioni di origine delle due aziende produttrici, l’aprioristico giudizio mi sembrava particolarmente azzeccato. Sbagliavo a dubitare di un vino ottenuto sotto l’attenta direzione di Francesco Iacono, direttore generale della Fratelli Muratori, mio coetaneo agronomo, ricercatore, enologo, docente di analisi sensoriale e soprattutto, persona di non comuni doti umane. Il suo Parracine fa subito centro, piace dal primo all’ultimo istante, ed anche oltre. E’ un vino che si colloca all’interno del “Progetto Arcipelago”, un progetto che vede la Fratelli Muratori impegnata nella produzione di vini di alta qualità, sempre profondamente legati al territorio, in diverse regioni della penisola. Il Parracine è ottenuto dalle uve autoctone coltivate sulle terrazze sostenute da muretti di tufo verde, realizzati da tempo immemorabile sull’isola d’Ischia e chiamati appunto “parracine” (sull’etichetta se ne può osservare un particolare). Un vino cristallino, dall’aspetto prezioso nella sua veste giallo dorato, lucido, grasso e consistente. Ha impatto olfattivo complesso, che spazia da profumi vegetali di mandorla verde e di macchia mediterranea, a profumi floreali d’acacia e ginestra, ad altri fruttati di cedro di Amalfi, di nespola e di mela matura; poi il tè verde accompagnato da nuances minerali, il cui insieme ricorda il tufo verde dell’isola. Al palato le sensazioni olfattive sono confermate e confortate dal suo corpo caldo e morbido, sapientemente bilanciato dal nerbo acido e soprattutto dalla spiccata e tipica sapidità, dalla polpa succulenta e morbida del frutto appena annusato, dai rimandi mediterranei ed aromatici delle erbe, a quelli dulcamari della mandorla. Le sensazioni sono intense ed il finale è di lunga persistenza, fruttato e marino, coinvolgente, armonico, tecnicamente perfetto ma al tempo stesso caparbiamente ischitano: niente gradazione esagerata, nessuna preponderanza del legno, ma solo il genuino risultato della collaborazione tra due aziende vitivinicole votate alla qualità ed alla valorizzazione del territorio. Le occasioni di emozionarsi al cospetto di un vino sono rare, ma questa è una di quelle occasioni.

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