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Area di produzione la zona di produzione della "Piadina Romagnola" o "Piada
Romagnola" è rappresentata dai Comuni di seguito riportati:
• Provincia di Rimini: Bellaria-Igea Marina, Casteldelci,
Cattolica, Coriano, Gemmano, Maiolo, Misano Adriatico, Mondaino,
Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano
di Romagna, Novafeltria, Pennabilli, Poggio Berni, Riccione, Rimini,
Saludecio, San Clemente, San Giovanni in Marignano, San Leo,
Sant'Agata Feltria, Santarcangelo di Romagna, Talamello, Torriana,
Verucchio.
• Provincia di Forli-Cesena: Bagno Di Romagna, Bertinoro, Borghi,
Castrocaro Terme e Terra Del Sole, Cesena, Cesenatico, Civitella di
Romagna, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Galeata, Gambettola, Gatteo,
Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Portico e
San Benedetto, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano,
Roncofreddo, San Mauro Pascoli, Santa Sofia, Sarsina, Savignano sul
Rubicone, Sogliano al Rubicone, Tredozio, Verghereto.
• Provincia di Ravenna: Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di
Romagna,Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Cervia,
Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda,
Ravenna, Riolo Terme, Russi, Sant'Agata Sul Santerno, Solarolo.
• Provincia di Bologna (fino ai comuni tracciati dal corso
storico del fiume Sillaro): Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel
del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro, Dozza, Fontanelice, Imola,
Mordano.
Descrizione del prodotto La "Piadina Romagnola" o "Piada Romagnola"
è un prodotto a base
di farina di grano tenero con aggiunta di acqua, grassi, sale, ed
alcuni ingredienti opzionali.
Il prodotto all'atto dell'immissione al consumo così ottenuto si
presenta di color bianco-avorio con macchie caratteristiche ambrate
di varie dimensioni e tonalità sui due lati, e con sapore fragrante
e odore caratteristico simile a quello del pane appena sfornato. Esso
può essere immesso in commercio per un consumo immediato,
eventualmente avvolto in semplici involucri cartacei non sigillati.
Il prodotto "Piadina Romagnola" o "Piada Romagnola", pronto per
il consumo, si presenta in 2 tipologie:
•
"Piadina Romagnola" o "Piada Romagnola" le cui caratteristiche
sono:
macchie ambrate di cottura di piccole dimensioni sulla
superficie con una distribuzione omogenea,
compatta, rigida e friabile,
diametro da 15 a 25 centimetri,
spessore da 4 a 8 millimetri.
•
"Piadina Romagnola" o "Piada Romagnola" alla Riminese le cui
caratteristiche sono:
vesciche di cottura di grandi dimensioni sulla superficie, con
una distribuzione non omogenea,
morbida e flessibile,
diametro da 23 a 30 centimetri,
spessore fino a 3 millimetri.
Metodo di produzione
•
Composizione ed ingredienti (su 1000 g di farina di grano tenero)
▪ Materie prime obbligatorie
Farina di grano tenero;
Acqua: quanto basta per ottenere un impasto omogeneo;
Sale: pari o inferiore a 25 grammi;
Grassi: strutto, e/o olio di oliva e/o olio di oliva extravergine
fino a 250 grammi.
▪ Materie prime opzionali
Agenti lievitanti: carbonato acido di sodio, difosfato disodico,
amido di mais o frumento, fino a 20 grammi;
è vietata l'aggiunta di conservanti, aromi e/o altri additivi.
▪ Preparazione dell'impasto
La preparazione avviene mescolando gli ingredienti sopra
descritti con acqua fino ad ottenere un impasto.
▪ Porzionatura
L'impasto viene suddiviso manualmente o meccanicamente in pani o
palline con dimensioni diverse a seconda della piadina o piada
romagnola che si intende ottenere.
▪ Laminatura
Il processo di appiattimento dei pani o palline per la formatura
della piadina o piada romagnola avviene solo ed esclusivamente
attraverso laminazione.
Il processo di laminazione può avvenire sia convogliando
l'impasto direttamente a laminatrici meccaniche che provvedono,
tramite il passaggio fra rulli aventi "luce" progressivamente più
ristretta, a formare un laminato che poi viene suddiviso in dischi di
sfoglia mediante stampaggio che si esplica attraverso una pressione
meccanica di apposita matrice, sia appiattendo il pane o la pallina
manualmente a mattarello, o a mezzo laminatrice meccanica incrociata,
fino ad attenere un disco con lo spessore ed il diametro desiderato.
▪ Cottura
La cottura avviene mediante il trattamento termico del disco di
sfoglia su entrambi i lati. Il ribaltamento del disco può avvenire
sia con mezzo meccanico che manualmente. Le temperature per la
cottura variano da 200 a 250 °C con una permanenza sulla piastra di
cottura fino a 4 minuti complessivi.
▪ Raffreddamento
Al termine della cottura si procede al raffreddamento del
prodotto o alla somministrazione. La piadina o piada raffreddata
viene confezionata in sacchetti o in buste termosaldate in atmosfera
protettiva.
Per il prodotto che dovrà essere conservato in regime di
refrigerazione e/o congelazione, il processo di refrigerazione e/o
congelazione, potrà essere eseguito sia sul singolo disco di piadina
o piada, sia sulle confezioni che contengono più dischi di piadina o
piada.
▪ Confezionamento
Al fine di garantire un uniforme contenuto di umidità
caratteristico dell'aree a salvaguardia della fragranza del prodotto,
il confezionamento dovrà avvenire nella zona di produzione indicata
all'art. 3, immediatamente a seguito del raffreddamento post-cottura,
anche nel caso del prodotto congelato, al fine di garantire la
qualità, la freschezza e le tipiche caratteristiche organolettiche.
Sono consentiti, nella sola fase di confezionamento, l'impiego
dell'atmosfera modificata e/o l'aggiunta di alcool naturale, nella
misura massima del 2% in peso espresso in sostanza secca.
La "Piadina romagnola" o "Piada romagnola" confezionata deve
riportare, al momento dell'immissione sul mercato, i termini massimi
di conservazione di seguito riportati:
-
per il prodotto conservato in regime di refrigerazione, 60
giorni;
-
per il prodotto conservato a temperatura ambiente, 90 giorni;
-
per il prodotto conservato in regime di congelazione o
surgelazione, 12 mesi.
Legame con il territorio La richiesta di registrazione IGP 'Piadina Romagnola' / 'Piada
Romagnola' è fondata sulla reputazione del prodotto, che è
attestata dagli inizi del XIV secolo e che deriva da particolari ed
unici fattori territoriali, culturali, sociali ed economici.
La "Piadina Romagnola" o "Piada Romagnola" ha origini
antichissime e racconta la storia della gente della Romagna. Si
tratta di un cibo semplice che nel corso dei secoli ha identificato e
unificato la terra di Romagna sotto un unico emblema passando da
simbolo della vita rustica e campagnola, "pane dei poveri", a
prodotto di largo consumo.
Il termine "piada" è stato ufficializzato per merito di Giovanni
Pascoli il quale italianizzò la parola dialettale romagnola "piè".
In un suo famoso poemetto il poeta tesse un elogio della piadina,
alimento antico "quasi quanto l'uomo", e la definisce "il pane
nazionale dei Romagnoli" creando un binomio indissolubile tra Piadina
e Romagna.
Fino a cent'anni fa, la "piadina" era un sostituto del pane a cui
si ricorreva tra un'infornata settimanale del pane e l'altra.
Accanto alle "piadine" povere ad formantouon o armes-ci (di
farina di mais o di farina di grano e mais mescolate) esistevano
già, beninteso, le "piadine" "ricche" di pura farina di frumento,
ulteriormente arricchite con strutto di maiale.
Nel secondo dopoguerra, la "Piadina Romagnola" si diffonderà,
sia nelle campagne che nelle città, e non sarà più considerata un
surrogato del pane, ma una golosa alternativa. A partire dagli anni
Settanta, alle "piadine" casalinghe si accompagneranno quelle di
produzione artigianale, che venivano effettuate presso piccoli locali
(chioschi) per poi essere somministrate. La presenza ormai diffusa ed
evidente in Romagna dei chioschi che producono e vendono piadine per
il pronto consumo è diventata una caratteristica del territorio
assai nota ai locali e ai turisti e su di essa si è inserita la
produzione della 'Piadina Romagnola' / 'Piada Romagnola' confezionata
per il consumo differito.
Il legame di questo prodotto con il territorio quindi va al di
là della semplice preparazione e consumo. Il radicamento nella
cultura materiale è talmente forte da intrecciarsi con la storia, le
tradizioni locali e persino con i modi di dire e con le credenze
popolari. Nei secoli passati, la Piada o Piadina, in tutta la Romagna
e in particolare nei territori dove era maggiore la diffusione - Forlì, Cesena e Rimini - veniva cucinata esclusivamente su lastre di
pietra o sulle teglie di argilla prodotte unicamente nella zona di
Montetiffi, piccola località della montagna romagnola. Ancora oggi a
Montetiffi vengono prodotte tali teglie secondo la stessa tradizione
e con la stessa argilla.
Varie opere, spesso monografiche, documentano le caratteristiche
della piadina romagnola, dando atto della sua provenienza originaria
attraverso fonti storiche, illustrando la differenza fra le due
tipologie, e arricchendo la notorietà del prodotto con suggerimenti
sulla sua preparazione e consigli sugli abbinamenti. Nel 1913, sul
periodico "Il Plaustro", Antonio Sassi definisce le "Piadine" come le
"tradizionali e gustose schiacciate dei Romagnoli". Una ulteriore
fonte dell'origine della Piadina Romagnola è la definizione che
Alfredo Panzini ne da nel suo Dizionario Moderno del 1918, dove alla
voce Piada scrive: "Specie di pane azzimo in forma schiacciata o
spianata sottile, cotta sul testo". Nell'editoriale della rivista
d'illustrazione romagnola, "La Piê" del gennaio del 1920 la piadina
veniva esplicitamente identificato come il pane simbolo della
Romagna. Il Vocabolario Romagnolo Italiano di Adelmo Masotti, edito
da Zanichelli nel 1996 definisce la piada come "una sottile focaccia
di pane azzimo, cotta nel testo rovente, tipica della Romagna". Nel
2004 una pubblicazione presenta per la prima volta la ricetta della
piadina romagnola anche in arabo, francese, inglese, giapponese,
cinese, russo, spagnolo e tedesco. Sono presenti diverse citazioni
che distinguono la 'Piadina Romagnola' / 'Piada Romagnola' alla
Riminese per diametro e spessore. Di seguito riportiamo le più
recenti ed autorevoli. Graziano Pozzetto nel libro La Piadina
Romagnola Tradizionale, Panozzo Editore, Rimini, 2005 e nel libro
Cucina di Romagna, Ed. Franco Muzzio, 2004. a p. 298 presenta
distinzione fra le due tipologie "Ovviamente le diversità più
marcate ed evidenti riguardano l'aspetto fisico della piadina, la
dimensione, il diametro e lo spessore, nonché una variabilità
trasversale (che riguarda entrambe le tipologie) del peso del
prodotto finale.... Nella versione riminese le dimensioni e il
diametro sono caratterialmente ampi... lo spessore è
tradizionalmente e tipicamente sottile... La versione romagnola è
di dimensione più piccola, meno ampia,...; di spessore è più
grossa..."
Nello stesso testo l'autore raccoglie testimonianze di:
Piero Meldini pag. 300 il quale ..... L'unica cosa certa
è che
Ravenna ha scoperto la piadina molto tardi, nel Novecento. .... Le
preferenze personali di Meldini sono ovviamente legate alla sue
consuetudini cioè la piada sottile, che si farcisce meglio. Quando
gli accade tuttavia di avvicinarsi a Ravenna e gli viene servita la
piada grossa, la taglia col coltello per riempirla. Ma correttamente
ammette che non si può dire che anche quest'ultima non sia vera
piadina."...
Giancarlo Mondini pag. 302 "...Grandezza e spessore
caratterizzano la diversità di piadine. Nel riminese è più sottile
e più stesa fino a raggiungere anche 30 cm di diametro; morbida con
l'aggiunta di miele a Cervia; croccante e più friabile con più olio
a Forli-Cesena; più saporita con l'aiuto di solo strutto nel
ravennate; più grossa e spessa nell'imolese con l'aggiunta di
latte....".
Infine, in Romagna si svolgono da tempo eventi e manifestazioni
dedicate alla Piadina Romagnola:
A partire dal 1993, si tiene ogni anno a Cervia, in provincia di
Ravenna, la manifestazione "Piadina d'Autore", manifestazione che
premia la miglior piadina prodotta nei chioschi del territorio, il
cui debutto è avvenuto a Forlimpopoli nel 1991.
Dal 1998 si svolge a Santarcagelo di Romagna il "Palio della
Piadina" con lo scopo di mantenere viva la tradizione di questo
autentico prodotto della tradizione gastronomica romagnola.
Tra le manifestazioni più recenti:
"Lo Sposalizio della Piadina", nata nel 2002 a Cesena con
l'intento di valorizzare la tradizione della Piadina Romagnola.
"Piadina Days", è una manifestazione che dal 2010 organizza,
all'interno del cartellone Wine Food Festival della Regione Emilia-Romagna, 2 giorni di eventi, spettacoli, concerti e
degustazioni di Piadina in tutta la Romagna.
La Sagra della Piadina è una manifestazione nata nel 2013 a Bagnacavallo, con l'intento di promuovere e rendere omaggio al "pane
di Romagna".
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