|
Area
di produzione - deve essere prodotta esclusivamente da
aziende agricole, condizionata e confezionata da imprese tutte
situate nella provincia di Bologna, al fine di garantire il
controllo e la tracciabilità. Frutto - le varietà
utilizzabili devono essere riconducibili per caratteristiche
morfologiche e organolettiche alla tipologia tradizionale
coltivata nella provincia di Bologna, cioè la varietà Primura,
quindi con tuberi di forma ovale allungata e con un buon
contenuto di sostanza secca. I tuberi devono essere dotati di
una polpa particolarmente serbevole, tendenzialmente non
farinosa, idonea a molteplici utilizzi culinari come il fritto,
la cottura a vapore e al forno. Dal punto di vista morfologico
le piante devono avere uno sviluppo vegetativo non eccessivo,
con steli procombenti di grossezza normale, le foglie devono
essere grandi di colore verde chiaro e mostrare una fioritura
media. La precocità di maturazione è variabile da precoce a
medio-tardiva, in funzione delle varietà, delle caratteristiche
pedologiche dell'ambiente bolognese e delle variazioni
climatiche. I tuberi devono avere una forma prevalentemente
ovale-allungata, regolare, con polpa consistente, di colore
variabile dal bianco al giallo paglierino, buccia liscia e con
la tradizionale tonalità chiara, caratteristica fornita dalla
composizine dei suoli di coltivazione. Dal punto di vista
organolettico-qualitativo, la tipologia della patata di Bologna
ha tradizionalmente un contenuto medio di sostanza secca e una
buona consistenza della polpa, che la rendono particolarmente
idonea a tutti gli usi, grazie anche alla sua buona presenza sul
piatto. Il gusto tipico ma non troppo pronunciato e la sua buona
conservabilità, ottenuti grazie alla produzione in terreni
vocati e all'applicazione di tecniche agronomiche legate alla
tradizione, ne fanno ancora oggi il riferimento ottimale per il
mercato. Condizioni ambientali - devono essere idonee
per fornire il supporto adeguato allo sviluppo di tuberi con le
caratteristiche citate di seguito. SUOLO: deve essere
fertile, profondo, dotato di sostanza organica e con una buona
capacità drenante. Dal punto di vista morfologico, i suoli dove
avviene la coltivazione, si presentano per la gran parte
pianeggianti ma comprendono anche un'area collinare, mentre per
l'aspetto pedologico, riferito alla composizione, come stabilito
dalla Carta dei Suoli della Regione Emilia Romagna, possono
essere distinti in: "suoli San Martino", "suoli Ascensione",
"suoli Medicina", "suoli Massumatico", "suoli Cicogna", "suoli
Galisano" e "suoli San Giorgio", riconducibili quindi a
caratteristiche di buona profondità e buon drenaggio, con pH
moderatamente alcalino e con presenza di sostanza organica. La
tessitura è leggermente variabile tra gli stessi, ma
tendenzialmente fine in superficie e media negli strati più
fondi. Dal punto di vista idrologico il territorio è ben fornito
per la presenza di torrenti e fiumi naturali (Idice, Reno,
Gaiana, Fossatone, Quaderna, Rido, Sillaro, Samoggia, Savena,
ecc.) e anche per la presenza di canali artificiali
appositamente costruiti (canale Emiliano-Romagnolo), per fornire
acqua alle coltivazioni nel periodo primaverile-estivo, che
risulta quello di maggior fabbisogno. CLIMA: la pianura
bolognese è caratterizzata da temperature primaverili tiepide a
partire da fine febbraio - inizio marzo, ideali per garantire
una idonea germogliazione dei tuberi seminati in questo periodo.
Durante lo stadio di massimo sviluppo vegetativo, concentrato
nel periodo che va da aprile a giugno, le temperature
raggiungono facilmente i 25-28 °C, favorendo la formazione e
l'accrescimento dei tuberi e una regolare maturazione. Le
precipitazioni distribuite durante l'anno, favoriscono la
coltivazione nella fase di primo accrescimento vegetativo e
inizio tuberificazione; le stesse garantiscono pure il reintegro
della falda idrica e le lavorazioni del suolo preparatorie alla
semina della patata. Tecnica colturale - si basa
fondamentalmente sulle pratiche presenti nel territorio fin
dall'inizio della coltivazione della patata, come la
preparazione del suolo, con lavorazioni profonde per favorire un
buon sviluppo dell'apparato radicale e uno sgrondo efficace
delle acque in eccesso. La prima operazione consiste nella
preparazione del terreno con l'assolcatura, effettuata
nell'autunno precedente la semina, che permette agli agenti
atmosferici invernali, quali la pioggia e il gelo, di agire
disgregando le zolle di terreno più grossolane e creare una
tessitura idonea ad accogliere il tubero-seme. Tale lavorazione
influisce in maniera significativa sullo sviluppo e sulla forma
dei tuberi; infatti la tuberificazione degli stoloni, avviene in
maniera regolare e alla giusta profondità, quando il piano di
semina ed il cumulo di terreno che ricopre il tubero-seme non
risultano compatti, ma sufficientemente soffici e areati.
Inoltre, la produzione di tuberi sarà più regolare limitando la
presenza di tuberi deformi, agevolando pure le operazioni di
raccolta meccanica con conseguente riduzione di danni meccanici
ai tuberi. Per la semina è obbligatorio l'impiego di tuberi-seme
certificati, sia interi che tagliati, la cui preparazione alla
semina prevede la pre-germogliazione, operazione che permette ai
tuberi seme di svilupparsi in maniera più precoce e resistente
una volta deposti in campo. Durante questa fase i tuberi sostano
in un ambiente non soggetto a gelate, in presenza di luce
diffusa, cosicché si sviluppi un germoglio di alcuni millimetri
di lunghezza, dalla forma tozza e robusta. Tale pratica
garantisce, una volta avvenuta la semina, una germogliazione
regolare, priva di fallanze ed una certa precocità di
maturazione della produzione, caratteristica ancora ricercata
per gran parte delle produzioni pedecollinari dell'areale
bolognese. Per quanto riguarda l'avvicendamento colturale, è
vietata la monosuccessione ed è ammesso il ritorno della patata
nello stesso appezzamento di terreno dopo due anni di altre
colture. La concimazione viene effettuata tenendo conto dei
fabbisogni della coltura; essa deve fornire gli elementi
nutrizionali più adeguati, quali azoto, fosforo e potassio,
affinché sia possibile ottenere produzioni ottimali sia dal
punto di vista quantitativo che qualitativo. La produzione
massima è di 60 tonnellate/ha. La tecnica colturale si completa
con la concimazione e la difesa, applicando quanto disposto
dalle norme contenute nei disciplinari della Regione Emilia
Romagna. IRRIGAZIONE: la tipica piovosità autunno-primaverile
e la composizione intrinseca dei terreni alluvionali della
pianura bolognese si integrano in maniera perfetta alla rete di
torrenti naturali e canali artificiali, utilizzati dai
produttori per fornire durante la coltivazione regolari apporti
irrigui, evitando sprechi e valorizzando le caratteristiche
qualitative, come per esempio la pezzatura commerciale omogenea,
il contenuto in sostanza secca e l'attitudine culinaria dei
tuberi stessi. La raccolta deve essere eseguita a maturazione
fisiologica completa del prodotto, cioè quando la buccia non si
lacera alla pressione esercitata dallo sfregamento con le dita,
in quanto ciò permette di intervenire con macchine
scavaraccoglipatate che depositano i tuberi in contenitori
idonei al trasporto presso gli stabilimenti di ritiro. La
conservazione delle patate avviene in bins in celle per
frigo-conservazione a temperatura controllata, compresa tra 4 e
7 °C, al riparo dalla luce. Sono ammessi i trattamenti di
post-raccolta previsti dalla vigente legislazione.
Riconoscibilità del prodotto - la "Patata di Bologna" deve
essere identificabile per aspetto fisico, componente chimica e
organolettica, dai seguenti parametri: a) tuberi di forma
prevalentemente ovale-allungata, piuttosto regolare, con
presenza di gemme (occhi) superficiali e poco pronunciati; b)
buccia liscia, integra e priva di difetti esterni che alterino
le sue caratteristiche; c) calibro dei tuberi omogeneo
compreso tra 40 e 75 mm; d) polpa di colore variabile dal
bianco al giallo paglierino; e) conservabilità non oltre i 10
mesi dalla data di raccolta. Dal punto di vista chimico la
composizione media per 100 gr di parte edibile è così suddivisa:
acqua da 70,0 a 85,0%; proteine da 1,8 a 2,2%; rassi da 0,09 a
1,12%; carboidrati da 13,5 a 17,0%; fibre da 2,2 a 2,7%;
minerali (sodio, potassio, magnesio, calcio, manganese, ferro,
cobalto, rame, zinco, nichel, cromo, fosforo, cloro, fluoro,
iodio, boro, selenio) da 1,0 a 1,2%; vitamine da 0,05 a 0,1%.
Caratteristiche al consumo - a) omogeneità di calibro dei
tuberi: la dimensione dei tuberi (diametro radiale) misurata con
calibro a maglia quadrata non può essere inferiore a mm 40 e
superiore a mm 75. La differenza tra diametro minimo e massimo
non può essere superiore a mm 30. Le tolleranze sono così
fissate: 1) diametro minimo (mm 40) e massimo (mm 75): 3% sul
numero di tuberi del campione; 2) omogeneità: 15% sul numero di
tuberi; b) non presentare in percentuale sul peso totale: 1)
tuberi con difetti esterni evidenti (deformi, immaturi, pelati,
germogliati, avvizziti, verdi, scabbiati, o con altre
alterazioni parassitarie localizzate sulla buccia): 10%; 2)
tuberi con macchie sottocutanee di origine traumatica (macchie
nere) e alterazioni interne della polpa (cuore cavo, maculatura
ferruginea, vitrescenza, ecc.): 10%; 3) tuberi con danni esterni
(ferite, tagli): 5%; 4) tuberi sezionati e con marcescenze nella
polpa: 0%. La somma dei difetti inerenti le alterazioni delle
caratteristiche dei tuberi non può superare il 15% in peso,
escluso la percentuale inerente l'omogeneità dei calibri e la
pezzatura.
|