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Doc e DocgLe regole del vino

Le DOC della Lombardia: Garda

mappa vino doc Garda


❂ Garda D.O.C.
(D.M. 8/10/1996 – G.U. n.262 dell’8/11/1996; ultima modifica D.M. 24/9/2025 – G.U. n.234 dell’8/10/2025)


zona di produzione
in provincia di Verona (vedere la scheda del Veneto): comprende l’intero territorio dei Comuni di Bardolino, Castelnuovo del Garda, Cazzano di Tramigna, Garda, lllasi, Lazise, Mezzane, Montecchia di Crosara, Roncà, Sant’Ambrogio Valpolicella, S. Giovanni Ilarione, San Pietro in Cariano, Tregnago e in parte il territorio dei Comuni di Affi, Badia Calavena, Brentino Belluno, Bussolengo, Caldiero, Caprino Veronese, Cavaion, Cerro, Colognola ai Colli, Costermano, Dolcè, Fumane, Grezzana, Lavagno, Marano, Monteforte d’Alpone, Negrar, Pastrengo, Pescantina, Peschiera, Rivoli, San Bonifacio, San Martino B.A., San Mauro di Saline, Soave, Sommacampagna, Sona, Torri dei Benaco, Valeggio sul Mincio, Verona, Vestenanova e Villafranca;
in provincia di Mantova: comprende l’intero territorio dei Comuni di Monzambano, Ponti sul Mincio e in parte il territorio dei Comuni di Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Solferino e Volta Mantovana;
in provincia di Brescia: comprende l’intero territorio dei Comuni di Bedizzole, Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Gargnano, Gavardo, Limone sul Garda, Lonato, Manerba del Garda, Moniga del Garda, Muscoline, Padenghe sul Garda, Polpenazze, Pozzolengo, Puegnago, Roè Volciano, Salò, S. Felice del Benaco, Sirmione, Soiano del Lago, Tignale, Toscolano Maderno, Tremosine, Villanuova sul Clisi e Vobarno;

base ampelografica
bianco (anche frizzante, passito, spumante VS e VSQ): garganega e/o trebbiano (trebbiano di Soave e/o trebbiano toscano) e/o chardonnay e/o pinot grigio e/o cortese (bianca fernanda) e/o tocai friulano, da soli o
congiuntamente min. 50%; per la rimanente parte possono concorrere le uve provenienti dai vitigni a bacca bianca non aromatici e/o a bacca nera vinificati in bianco, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e nella provincia di Verona;

con menzione del vitigno bianchi: Garganega, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay (anche frizzante, spumante VS e VSQ), Müller Thurgau (anche frizzante, spumante VS e VSQ), Riesling ((Riesling Italico e/o Riesling Renano) anche spumante), Riesling Italico, Cortese, Sauvignon min. 85%, possono concorrere alla produzione di detti vini inoltre, le uve provenienti da altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e nella provincia di Verona, max. 15%;
 rosato o rosé, rosso: corvina e/o corvinone e/o merlot e/o cabernet sauvignon e/o cabernet franc e/o carmenere e/o pinot nero, da soli o congiuntamente min. 50%; per la rimanente parte possono concorrere alla produzione di detti vini le uve provenienti dai vitigni a bacca nera non aromatici e a bacca bianca non aromatici, quest’ultimi max. 15%, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e nella provincia di Verona;
con menzione del vitigno rossi: Cabernet (franc e/o sauvignon e/o carmenère), Cabernet Sauvignon, Pinot Nero, Merlot, Marzemino, Corvina, Rebo min. 85%, possono concorrere alla produzione di detti vini inoltre, le uve provenienti da altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia e nella provincia di Verona, max. 15%;
la denominazione di origine controllata «Garda» è altresì riservata ai vini designati con la specificazione di due vitigni a bacca di colore analogo quali: Garganega, Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay, Müller Thurgau, Riesling, Sauvignon, Cortese, Cabernet, Cabernet Sauvignon, Merlot, Corvina, Pinot nero e Marzemino nelle loro combinazioni, ad eccezione del Pinot grigio che può essere vinificato in bianco e in rosato;

norme per la viticoltura
per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.500, calcolata sul sesto di impianto;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere i seguenti:
▪ bianco, bianco frizzante, bianco spumante 18 t/Ha e 9,00% vol.
▪ garganega 18 t/Ha e 8,50% vol.
▪ pinot bianco, marzemino, barbera 13 t/Ha e 10% vol.
▪ riesling, sauvignon 12 t/Ha e 10% vol.
▪ cortese 16 t/Ha e 10% vol.
▪ cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, pinot nero, rebo 15 t/Ha e 10,50% vol.
▪ rosso, corvina 15 t/Ha e 9,50% vol.
▪ rosé frizzante, rosé spumante 15 t/Ha e 9,00% vol.
▪ müller thurgau 16 t/Ha e 10,00% vol.
▪ pinot grigio, chardonnay 15 t/Ha e 10,00% vol.;
per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Garda» bianco passito e rosso passito, si dovrà attuare la cernita delle uve in vigneti secondo gli usi tradizionali mettendo a riposo un quantitativo di uve non superiore al 65% della produzione massima ad ettaro. I rimanenti quantitativi di uva, fino al raggiungimento del limite massimo previsto, potranno essere presi in carico per la produzione dei vini corrispondenti alle altre tipologie previste;

norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, ivi comprese le operazioni di appassimento delle uve, devono essere effettuate all’interno della zona di produzione, tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni possano essere effettuate entro l’intero territorio delle province di Brescia, Mantova e Verona. Tali operazioni possono altresì essere effettuate anche in cantine aziendali o associate site nei Comuni di Gambellara e Montecchio Maggiore, sempreché alla data di approvazione del presente disciplinare dimostrino al competente Organismo di controllo di aver vinificato le uve provenienti da vigneti idonei a produrre vini di cui alla presente denominazione;
le operazioni di elaborazione dei vini spumante e frizzante, incluse le pratiche enologiche per la presa di spuma, per la stabilizzazione e la dolcificazione nelle tipologie ove ammessa, possono essere effettuate nell’intero territorio amministrativo delle Regioni Lombardia, Veneto e regioni loro confinanti. Le tipologie frizzante e spumante devono essere elaborate attuando esclusivamente il processo della fermentazione naturale;
è consentita nell’elaborazione dei vini, seguiti dalla specificazione di vitigno, l’aggiunta di mosti o vino dello stesso colore della tipologia bianco, rosso e rosato appartenenti alla medesima denominazione «Garda» anche di annate diverse nel limite massimo del 15% a condizione che il vigneto dal quale provengono le uve del vitigno designato, impiegate nella vinificazione, sia coltivato in purezza varietale o che la presenza delle uve delle varietà complementari non superi complessivamente tale percentuale;
la denominazione di origine controllata «Garda» con la specificazione di due vitigni a bacca di colore analogo compresi fra quelli precedentemente descritti, è consentita a condizione che: il vino derivi esclusivamente da uve prodotte dai vitigni ai quali si vuole fare riferimento; l’indicazione dei vitigni deve avvenire in ordine decrescente rispetto all’effettivo apporto delle uve da essi ottenuti e in caratteri della stessa dimensione e colore; il quantitativo di uva prodotta per il vitigno presente nella misura minore deve essere comunque superiore al 15% del totale;
l’appassimento delle uve deve avvenire in ambienti idonei e può essere condotto con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale purché operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento, escludendo qualsiasi sistema di deumidificazione operante con l’ausilio del calore;
le uve messe ad appassire per ottenere il vino bianco e rosso passito non possono essere vinificate prima del 15 novembre. Tuttavia qualora si verificassero condizioni climatiche che lo rendano necessario le Regioni Lombardia e Veneto su richiesta documentata del Consorzio di tutela – con propri provvedimenti, da adottare di concerto con univoci criteri tecnico-amministrativi – possono autorizzare l’inizio delle predette operazioni in data antecedente al 15 novembre. Le uve, al termine dell’appassimento, devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 14,00% vol.;
le tipologie a denominazione di origine controllata «Garda» bianco e rosso passito, possono essere immesse al consumo solo dopo il 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia;

norme per l’etichettatura e il confezionamento
i vini “Garda Garganega” e “Garda Chardonnay”, elaborati nella versione “frizzante”, devono riportare in etichetta la sola designazione “Garda Frizzante“;
il vino “Garda Chiaretto Classico”, elaborato nella versione “spumante”, deve riportare in etichetta la sola designazione “Garda Spumante Rosé“;
nella presentazione e designazione dei vini, con l’esclusione delle tipologie spumante e frizzante, è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
nell’etichettatura e presentazione del vino «Garda» bianco spumante, l’uso del termine «millesimato» deve obbligatoriamente essere accompagnato dall’anno di produzione delle uve;
nella designazione dei vini «Garda» può essere utilizzata la menzione «vigna», alle condizioni di cui alla normativa vigente;
per il confezionamento dei vini a denominazione di origine controllata «Garda», ad esclusione della tipologia spumante e passito, sono consentiti tutti i contenitori previsti dalla normativa dell’Unione europea e nazionale;
per i vini a denominazione di origine controllata «Garda», ad esclusione della tipologia spumante e passito, è consentito l’uso di contenitori alternativi al vetro con volumi nominali previsti dalla legge;
le tipologie Garda bianco, rosso e rosato possono essere immesse al consumo anche in fusti della capacità fino a trenta litri;
il vino a denominazione di origine controllata «Garda» nelle tipologie spumante deve essere immesso al consumo solo nelle bottiglie di vetro fino a 18 litri;
per la tappatura dei vini spumanti si applicano le norme comunitarie e nazionali che disciplinano la specifica materia. Tuttavia per le bottiglie di capacità fino a litri 0,200 è consentito anche l’uso del tappo a vite;

legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
Il lago di Garda, o Benàco è il maggiore lago italiano, con una superficie di circa 370 km². Cerniera fra tre regioni, Lombardia (provincia di Brescia), Veneto (provincia di Verona) e Trentino-Alto Adige (provincia di Trento), è posto in parallelo all’Adige, da cui è diviso dal massiccio del monte Baldo.
A settentrione si presenta stretto a imbuto mentre a meridione si allarga, circondato da colline.
Il lago di Garda fa parte di quell’ampia zona climatica che comprende la Pianura Padana e le prime valli alpine e che denota un clima temperato-continentale, ma che localmente manifesta condizioni notevolmente mitigate dalla massa d’acqua: questo clima può definirsi sub-mediterraneo. Il luogo con le temperature più miti è Malcesine, mentre quello con temperature più rigide e un clima più continentale è Peschiera del Garda. La primavera e l’autunno sono le stagioni più piovose, mentre l’estate è di tipo mediterraneo, quindi asciutta ma interrotta da intensi temporali, specialmente nel mese di agosto. In inverno le temperature sono meno rigide rispetto alle zone circostanti e le precipitazioni sono piuttosto scarse, mentre le nebbie solo in poche occasione riescono a invadere il basso lago. Sulle rive non si presentano quasi mai condizioni di gelo, che si verificano solo eccezionalmente: l’ultima è avvenuta nel 1706, in un periodo di freddo generale che gli storici chiamano piccola era glaciale.
Il Garda è un lago orientato da nord a sud verso la Pianura Padana, quindi molti venti tipici del Garda sono il risultato di una differenza di condizioni atmosferiche tra basso e alto lago, a causa delle quali si generano venti che scendono dai monti verso la pianura al mattino e che risalgono verso i monti il pomeriggio. La strettoia formata dal bacino lacustre condiziona lo spirare dei venti, molti dei quali sono periodici o perfino giornalieri. Questi prendono nomi dialettali, quindi un singolo vento può avere nomi diversi. Il vento più noto è il Sover (o Sauar, o Soar, o Vént dé Sóra, da “sopra”), in quanto spesso piuttosto teso e in ragione di questo ricercato dagli appassionati di navigazione a vela. È un vento discendente che interessa praticamente tutto il lago, anche se è molto più intenso nell’alto e medio Garda, in quanto dopo Torri del Benaco il lago si allarga facendo perdere forza al vento. Soffia dalle prime ore della notte, ma si rafforza con il sorgere del sole, a causa dell’aumento della temperatura, e spira fino a circa mezzogiorno. Altre brezze di monte sono il Montis (o Montes), che spira dal monte Baldo verso Bardolino e Peschiera, e il Traersù, che scende invece dalle prealpi bresciane verso Moniga e Manerba. Altri venti importanti, in questo caso ascendenti, sono l’Ora, una brezza di valle che spira da sud poco dopo la caduta del Sover fino al tramonto. Interessa specialmente il medio e alto Garda, dove acquista velocità a causa dell’effetto Venturi, dovuto alla conformazione a forma di imbuto del lago e delle montagne circostanti, e l’Ander, che investe tutta la parte inferiore del Garda. Un vento freddo periodico che soffia in genere in primavera o autunno, e dalla durata media di tre giorni, è il Balì: si tratta del vento più violento che colpisce il lago, nasce nelle Alpi ma viene incanalato verso sud dal lago. Tra gli altri venti periodici vi sono il Vinessa (o Vinezza, o Vicentina) che soffia umido e fresco da sud-est. Altri venti periodici ma meno frequenti sono il Toscano (o Toscà), il Pezzochero, il Gardesana, il Boarno e l’Avreser.
Fattori umani rilevanti per il legame
In epoca romana il lago era conosciuto come Benaco, mentre oggi è meglio noto come lago di Garda, toponimo attestato fin dal Medioevo e di origine germanica, derivante da quello dell’omonima cittadina sulla sponda veronese del lago, la quale, insieme a un’altra località celebre del lago, Gardone Riviera, e altre meno conosciute, come Gàrdola, Gardoncino, Gardoni, Guàrdola e Le Garde, testimonia la presenza germanica che va dal VI al VIII secolo, in particolare quella longobarda. Il toponimo Garda, con il quale è chiamato il lago già in alcuni documenti dell’VIII secolo, è l’evoluzione della voce germanica warda, ovvero “luogo di guardia” o “luogo di osservazione”.
Il toponimo classico del lago, ovvero Benācus lacus (Benaco), è quasi sicuramente di origine celtica, precedente quindi al dominio romano, e dovrebbe derivare da bennacus, confrontabile con l’irlandese bennach, e significherebbe “cornuto”, ovvero dai molti promontori. La traduzione “cornuto” viene anche interpretata in riferimento alla penisola di Sirmione.
La versione italiana dell’accento tonico rimane fedele all’accentazione latina, quindi va pronunciato con l’accento sulla “a”. Gli abitanti del lago, in particolar modo quelli della sponda veronese, pronunciano il nome Benaco con l’accento sulla “e”, ovvero Bènaco. Resta oscuro il motivo per cui i nativi delle zone del lago tendono a utilizzare la versione con l’accento sdrucciolo del nome.
Non si è a conoscenza né di chi abbia introdotto la vite in questo ambiente né quando, ma alcune testimonianze riportano che già nel I secolo il vino gardesano era ben noto e si poteva facilmente trovare nei banchetti degli antichi romani con il nome di Vino Retico. Il Retico fu uno dei vini preferiti dell’imperatore Augusto, per lo meno secondo quello che ci riporta Svetonio, e pure Plinio loda le viti e l’uva retica, affermando che era piuttosto in voga a Roma.
L’integrazione tra Romani e Cenomani, i quali controllavano la zona gardesana, iniziò probabilmente nel 225 a.C., quando vi fu un trattato di alleanza tra Cenomani, Veneti e Romani, anche se l’effettiva romanizzazione del territorio avvenne tra il II e il I secolo a.C., tanto che nell’89 a.C. vennero concessi i diritti già delle città latine per volontà del console romano Gneo Pompeo Strabone e una quarantina di anni dopo fu concessa la cittadinanza romana a Brescia (che comprendeva la sponda occidentale e settentrionale del Benaco) e a Verona (che comprendeva invece la sponda orientale). Un secolo strategico fu il I d.C. in quanto vennero realizzate strade di notevole importanza, come la via Gallica,
che collegava Verona con Milano passando da Peschiera (l’antica Arilica), e la via Claudia Augusta, che collegava la pianura con il passo di Resia e quindi i territori più settentrionali, oltre ad alcune strade di minore importanza che collegavano la val d’Adige con il Garda, la via Benacensis (all’altezza di Torri del Benaco) e la Campiona. Furono inoltre istituiti due pagi, ovvero circoscrizioni territoriali rurali: quello dei Benacenses sul bresciano e il pagus dei Claudienses sul veronese. Nel 268 si combatté la battaglia del lago Benaco tra l’esercito dell’impero romano, comandato dal futuro imperatore Claudio il Gotico, e la federazione germanica degli Alemanni. La schiacciante vittoria ottenuta dai romani permise la definitiva cacciata dall’Italia settentrionale degli Alemanni, a causa delle gravissime perdite che subirono durante la battaglia.
Dopo il crollo dell’impero romano la regione gardesana assistette al passaggio di numerose popolazioni barbariche, ma la prima popolazione germanica che vi si stanziò, dopo una lunga migrazione, fu quella dei Longobardi. Le loro testimonianze sono presenti per lo più lungo le sponde meridionale e orientale, preferite ad altre zone per via dell’importanza strategica: da qui si poteva infatti controllare sia le vie d’acqua del Garda e del Mincio, che la val d’Adige. Durante l’egemonia longobarda vi fu una prima riorganizzazione, oltre che la definitiva cristianizzazione dell’area, iniziata nei secoli precedenti da San Vigilio e San Zeno. Il lago rimase al confine tra tre potenti ducati longobardi, quelli di Verona, di Trento e di Brescia, e fu al centro di un’importante rete di comunicazioni, sia commerciali sia militari.
Pertanto fin dalla Preistoria il territorio gardesano ha conosciuto la presenza dell’uomo e del vino.
Sulle colline moreniche del Lago di Garda, è stato ritrovato il più antico aratro costruito dall’uomo che, cinquemila anni prima di Cristo, conosceva la vite selvatica e probabilmente anche il vino. Saranno però gli Etruschi, nel V secolo a.C. ad introdurre nel bresciano la coltivazione della vite però gli Etruschi, nel V secolo a.C. ad introdurre nel bresciano la coltivazione della vite “addomesticata” soppiantando quella selvatica.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico e organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico con l’interazione del vitigno. Le varietà più intensamente coltivate sono tre per le uve a bacca bianca quali: Garganega, Chardonnay e Pinot grigio e tre per le uve a bacca nera quali: Corvina, Merlot e Cabernet.
In particolare le tipologie bianco e rosso anche con la specificazione di vitigno presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate e organolettiche tipicamente riconoscibili perché legate alle peculiarità del microclima gardesano che si traducono in odori intensi e prevalentemente floreali e sapori freschi, sapidi e tradizionalmente morbidi. Sempre nella categoria vino, seguito dalla specificazione di vitigno a bacca bianca si rileva che per la Garganega le note sensoriali prevalenti sono legate alla consistenza del sapore, per lo Chardonnay alla complessità olfattiva e per il Pinot grigio alla riconoscibilità varietale. Per le specificazioni di vitigno a bacca nera, si rileva che la Corvina ha note gusto olfattive prevalentemente legate alle spezie dolci, i Cabernet note vegetali e ricchezza di struttura e alcolicità, il Merlot note intense floreali e fruttate che donano eleganza unitamente alla morbidezza. Per la categoria di vino spumante nelle tipologie Garda bianco anche con la specificazione del vitigno Pinot grigio e Garda rosé , ottenuti prevalentemente dall’elaborazione con il metodo Charmat di vini base derivati dalla riclassificazione di altre Doc di territorio e costituite principalmente da uve monovarietali, si ottengono spumanti fruttati sapidi, di facile beva per loro morbidezza di sapore. Per la categoria di vino spumante di qualità nelle tipologie Garda bianco e Garda rosé, ottenuta prevalentemente dall’elaborazione con il metodo classico, si utilizzano vini base solitamente vinificati dalla selezione di diversi uvaggi assemblati in cuvée da cui si ottengono prodotti ricchi, complessi, frutto di lunghe maturazioni sui lieviti. Per la categoria di vini frizzanti nelle tipologie Garda bianco anche con la specificazione di alcuni vitigni quali Garganega, Pinot grigio e Chardonnay e Garda rosé, si ottengono vini frizzanti di pronta beva, semplici, fruttati e freschi con caratteristiche organolettiche riconoscibili nella particolarità varietale. Nell’area gardesana i vigneti sono parte integrante ed essenziale del paesaggio e dell’ambiente. La storia ha segnato nei secoli l’evoluzione vitivinicola dettata da generazioni di viticoltori che hanno fruito delle specificità del «terroir» per produrre vini che sono caratterizzati dalla morbidezza dei sapori, frutto del clima «mediterraneo» e dalla sapidità, frutto dell’evoluzione geopedologica dell’areale morenico che circonda il lago di Garda.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Nell’area gardesana i vigneti sono parte integrante ed essenziale del paesaggio e dell’ambiente di una delle zone a maggior afflusso turistico d’Italia. L’ambiente agricolo vive un proprio delicato, rispettoso e particolare equilibrio con il resto della natura tanto da trasformarsi in ambiente «turistico», pronto ad accogliere in ogni istante chi si inoltra nella campagna o fra le colline alla ricerca di inaspettate e piacevoli sorprese, lontano dal turismo chiassoso ma vicino alle meraviglie naturali del lago più grande d’Italia e del suo entroterra. La parte settentrionale del lago è situata in una depressione che si insinua all’interno delle Alpi, mentre la parte meridionale occupa un’area limitrofa dell’alta Pianura Padana: si distinguono quindi un tratto vallivo e uno pedemontano, il primo di forma stretta e allungata, il secondo ampio e semicircolare. Una caratteristica del Garda è la dimensione limitata del bacino idrografico (2290 km²) rispetto alla superficie lacustre: ad una lunghezza di 52 km del lago corrispondono i 95 km del bacino, mentre le rispettive larghezze sono di 16 e 42 km. Lo spartiacque orientale del bacino idrografico benacense presenta una direzione parallela all’asse del lago, mentre quello occidentale ha un andamento più sinuoso. All’interno del bacino i rilievi maggiori sono la cima Presanella (3556 m) e l’Adamello (3554 m), anche se la maggior parte del territorio è compreso tra i 65 ed i 1500 m.
Morfologicamente il bacino idrografico del Garda è suddivisibile in quattro aree: la pianura di circa 200 km², la superficie lacustre di circa 370 km², la porzione occidentale di circa 500 km² e quella orientale di circa 1040 km². A sud del lago di Garda, tra Verona, Mantova e Brescia, si sviluppa un grande anfiteatro morenico, ovvero un susseguirsi di cerchie collinari con interposte piccole aree pianeggianti, in alcuni casipalustri, originatisi grazie all’azione di trasporto e di deposito del grande ghiacciaio del Garda. Questi depositi morenici si formarono durante le glaciazioni Günz, Mindel, Riss e Würm: alle due più antiche, la Günz e la Mindel, sono attribuiti depositi morenici molto limitati, mentre alla glaciazione Riss sono attribuite le cerchie moreniche più esterne e alla glaciazione Würm quelle interne. La morfologia delle colline è dolce e dalle linee delicate; dai punti più alti è possibile avere la percezione dei rapporti che legano le colline con le montagne oltre che della forma circolare ad anfiteatro degli andamenti collinari, i quali sembrano abbracciare la parte meridionale del lago. Queste zone, abitate sin dalla preistoria, sono ambienti di grande pregio naturalistico, con vegetazione tipica del clima mediterraneo come l’olivo, la vite, le agavi e altre piante, che crescono rigogliose grazie al microclima creato dal bacino del Garda, che rende l’inverno particolarmente mite. Il livello medio delle acque del Garda, che si trova a 65 metri sopra il livello del mare, subisce variazioni stagionali piuttosto limitate, in particolare se rapportato agli altri grandi laghi prealpini: le oscillazioni massime sono di 1-1,5 metri. La limitatezza di queste variazioni è merito delle dimensioni notevoli dell’invaso rispetto a quelle del bacino imbrifero che lo alimenta. La temperatura media delle sue acque superficiali è di 12 °C, che scende a 8 °C a 100 metri di profondità. La temperatura superficiale dell’acqua è però soggetta a variazioni notevoli nell’arco dell’anno: la temperatura minima a dicembre è di 6 °C mentre quella massima ad agosto è di 27 °C. Uno dei fenomeni caratteristici del lago è quello delle sesse, ovvero un repentino innalzamento del livello del lago, mediamente di 30 cm, collegato a un calo improvviso della pressione atmosferica. Si tratta di un evento che avviene in condizioni di lago calmo, che si manifesta senza preavviso e la cui durata può variare da alcuni minuti fino ad alcune ore, in casi eccezionali anche una giornata intera. Altro fenomeno ricorrente è quello delle correnti, che consiste nel movimento di una massa d’acqua in una direzione diversa rispetto all’acqua che la circonda. In genere sono correnti subacquee, ma possono diventare visibili in superficie tramite una sorta di fiume che scorre sulla superficie del lago dalla colorazione più chiara rispetto a quella delle acque circostanti. Le correnti hanno andamenti e velocità piuttosto varie e si manifestano in luoghi e momenti sempre diversi, anche se i luoghi in cui compaiono più frequentemente sono nelle acque di fronte a Garda, Bardolino, Lazise, tra Gargnano e la punta di San Vigilio, e a settentrione a Malcesine e a Limone. Causa di questo fenomeno sono squilibri di temperatura.
Il paesaggio è condizionato dalle caratteristiche litografiche delle rocce, dalle strutture tettoniche e in parte anche dall’azione antropica. L’importanza della struttura tettonica nella modellazione del paesaggio lacustre è particolarmente evidente sulla catena del monte Baldo, la cui dorsale coincide con la culminazione di una piega anticlinale. La depressione del lago, invece, deriva da una piega, più specificatamente da una sinclinale fagliata poi scavata dalle acque correnti e modellata dai ghiacciai. Altre forme sono state definite da processi erosivi fluviali, glaciali e carsici. In particolare l’erosione di tipo fluviale è evidente nella zona settentrionale del bacino, mentre l’erosione glaciale è visibile in tutta la zona: questo processo è reso evidente soprattutto dal grande anfiteatro morenico creato da centinaia di colline a sud del lago, formate da massi giganti, ciottoli, sabbia e limi. L’azione di avanzamento ed arretramento che ha subito nel tempo il ghiacciaio è visibile nell’alternanza di cerchie collinari. I processi carsici sono presenti soprattutto sul monte Baldo, come dimostrano le numerose doline e conche, e questi processi erosivi sono facilitati dai calcari triassici del monte, facilmente fratturabili. Le rocce e i depositi morenici e fluvioglaciali affioranti nella zona del lago si sono formati in un periodo di circa 200 milioni di anni. Le formazioni più antiche sono del periodo Triassico superiore e, in gran parte, si tratta di Dolomia Principale (spesso dolomie biancastre o rosate). Le dolomie hanno uno spessore di qualche centinaio di metri e danno vita ad una morfologia aspra, che diventa evidente lungo la linea di vetta del monte Baldo (qui costituiscono il nucleo dell’anticlinale) e in un’area piuttosto vasta tra il lago di Garda ed il lago d’Idro. La presenza della dolomia identifica questa come una vasta piattaforma marina: un fondale poco profondo, con, principalmente, sedimenti carbonatici, aventi caratteristiche che sono variate nel tempo da subcotidali, intercotidali e sopracotidali. Le rocce che vanno dal periodo Giurassico a quello Terziario hanno invece dato luogo, tra il lato occidentale e quello orientale del lago, a sedimenti ben diversi: gli studiosi parlano in questo caso di facies veneta e facies lombarda, la prima una piattaforma carbonatica (cioè un ambiente marino di sedimentazione poco profondo e subsidente, con sedimentazione di carbonati), la seconda un bacino (cioè una profonda depressione sottomarina, con sedimentazioni calcarei e calcarei-marnosi ricchi di selce). Le differenze così nette tra le serie stratigrafe venete e lombarde hanno suscitato sostanzialmente tre ipotesi: una spiega la differenza di facies come conseguenza di una traslazione verso nord (di circa 30 km) della zona veronese, che avrebbe portato a contatto ambienti lontani e diversi. Un’altra ipotesi spiega le differenze in modo diverso: la zona veronese e prealpina veneta (una fascia di circa 80 km) avrebbero fatto parte di un’area sopraelevata (ovvero una piattaforma) rispetto ai due lati, le fosse lombarda e bellunese. In questo caso, però, le differenze tra le due sarebbero state più graduali, senza i passaggi bruschi che si evidenziano, invece, nella regione del lago di Garda. La terza ipotesi cita verosimilmente la presenza di linee di faglia sinsedimentarie che separavano la piattaforma dalle fosse: in tal modo il passaggio tra le due facies sarebbe più brusco, proprio come viene riscontrato dai rilievi eseguiti. Qui vi sono infatti le condizioni climatiche e il terreno adatto per la crescita della vite che è presente in particolare nelle zone meridionali e centrali di entrambe le sponde di cui la più intensamente coltivata in termini di superficie vitata e quella veronese che comprende oltre a Doc Garda ben sette altre denominazioni di origine.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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