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Breve viaggio nella Côte d’Or, 2a parte: la Côte de Beaune

Collina di Corton, copyright Joseph Drouhin
Collina di Corton. © Joseph Drouhin

Viaggiando verso sud, l’imperdibile imponenza della collina di Corton annuncia l’inizio della Côte de Beaune. La collina ospita una fascia assurdamente numerosa di Grands Crus distribuiti su tre comuni: Ladoix Serrigny, Aloxe-Corton e Pernand-Vergelesses. Si avvolge intorno alla collina, orientandosi verso est-sud-est a Ladoix, proseguendo verso sud-est ad Aloxe prima di girare completamente a sud e poi a ovest a Pernand. Parliamo di 160 ettari di vigneti classificati”grand cru” ma solo due denominazioni: Corton e Corton-Charlemagne (una terza denominazione Charlemagne è usata molto di rado). Come regola pratica, quando si fa riferimento ai vini, è ragionevolmente lecito supporre che Corton sia rosso e Corton-Charlemagne sia bianco, fatta eccezione per una piccola quantità di Corton blanc.
A complicare le cose sono, però, alcuni vigneti quando le denominazioni si sovrappongono: se il Pinot Nero è piantato nel lieu-dit En Charlemagne, ad esempio, il vino risultante è Corton.

Aloxe-Corton

Per quanto riguarda l’impianto, il Pinot Nero trova favore sui medi e bassi pendii esposti a sud-est e sud, mentre lo Chardonnay prospera più in alto, vicino al limite del bosco e nei vigneti che si estendono da sud a ovest verso Pernand-Vergelesses. Il numero di lieux-dits è sconcertante superando le due dozzine ed avrebbe sicuramente senso dividere i giganteschi grand cru in queste loro parti costitutive classificandoli in maniera più appropriata. Un trio scontato in tal senso per la designazione come grand cru a pieno titolo è quello rappresentato da Les Renardes, Les Bressandes e Le Clos du Roi, superbamente disposti poiché si trovano sul pendio medio con un’esposizione a sud-est. Sopra di loro si trova Le Corton, altro candidato al rango superiore, da non confondere con il semplice Corton, che non può essere etichettato come Le Corton: l’articolo determinativo(“Le”)può essere utilizzato solo per i vini che provengono da quel lieu-dit.

Pernand-Vergelesses

La maggior parte dei vini sono etichettati facendo riferimento a loro lieux-dits specifici, Corton Clos du Roi, Corton Bressandes e così via, a meno che non siano vinificati in blend. Clos de Vougeot dove i nomi dei lieux-dits non vengono quasi mai utilizzati è, invece, l’eccezione che conferma la regola. Se è vero, poi, che è molto rischioso generalizzare sui vini, mai come nel caso dei Corton sembrerebbe, invece, più avvalorato il pregiudizio di rossi che alludono alla grandezza attraverso prestazioni e risultati molto spesso non convincenti. Un buon Corton-Charlemagne è tutta un’altra cosa, serrato ed inflessibile in gioventù, una lama d’acciaio per nulla appariscente, raramente generoso o esuberante, e solo con l’età si riempie aprendosi per rivelare un’impressionante panoplia organolettica.

Savigny-les-Beaune

A sud della collina di Corton troviamo di comuni di Savigny-les-Beaune e Chorey-les-Beaune uno di fronte all’altro sulla strada principale, Savigny a ovest e Chorey su un terreno pianeggiante a est, con uno sforamento sul lato destro  della strada. I premier cru di Savigny si trovano sui pendii su entrambi i lati della valle attraverso la quale scorre un piccolo fiume. Les Lavieres e Aux Vergelesses sono i migliori, ben situati sulla collina settentrionale, Lavieres è esposto a sud, Vergelesses più a est. Chorey non possiede premiers cru, una circostanza che gioca a favore dei consumatori più esperti alla ricerca di buoni vini a prezzi ancora ragionevoli.
L’autostrada A6 costituisce una linea di demarcazione netta tra i comuni di Savigny e Chorey con la stessa Beaune, ed è facile sentir dire che la Cote de Beaune vera e propria inizia solo dopo aver attraversato la strada principale. Beaune ha ricevuto una generosa dote di “premiers cru”, come possibile osservare  attraverso l’esame accurato di una qualsiasi mappa dei vigneti dove domina il loro colore più scuro con i “Village”a contorno sopra e sotto sul pendio. Quest’ ampia distesa è delimitata dalla periferia di Beaune a est e dalla foresta collinare a ovest. Al centro si trova Les Greves, un blocco approssimativamente quadrato di oltre 30 ettari che si inerpica su una collina di 225 metri di base e che arriva fino ai 300 al suo limite superiore. A nord si trovano Les Toussaints, e Les Bressandes e a sud Les Teurons e Aux Cras. Les Greves, così chiamato per il suo terreno sassoso, è il chiaro leader in termini di potenziale, espresso da aziende del calibro di Tollot-Beaut e Domaine Lafarge mentre sono i grandi “negociant” a vinificare e imbottigliare i vini di punta di Beaune: Clos des Mouches di Drouhin, L’Enfant Jesus di Bouchard Pere et Fils e Clos des Ursules di Jadot ne sono esempi

Pommard

Il comune di Pommard inizia alla rotatoria mentre si guida verso sud da Beaune a destra della strada principale per salire il dolce pendio fino al villaggio stesso. Quindi attraversa il villaggio per raggiungere il suo vigneto più prestigioso, Les·Rugiens, diviso in una sezione superiore ed una inferiore – haut e bas (dessus e dessous). Il nome Rugiens deriva da rouge e fa riferimento ai terreni rossastri causati dall’ossido di ferro, ed è la parte inferiore quella più pregiata spesso citata come candidata all’elevazione a grand cru. Si parla anche di Clos des Epeneaux ogni volta che questo annoso dibattito riprende nuovo slancio ma è improbabile che qualcosa cambi nel prossimo futuro. Degli altri premiers crus Les Jarolieres, adiacente a Rugiens-Bas,  si distingue, invece, per produrre vini dotati di rara finezza normalmente non associata ai Pommard.

Cote-de-Beaune. Fonte Wikipedia
Côte-de-Beaune. Fonte Wikipedia

Anche Volnay,  come Pommard, è esclusivamente un comune di rossi e non ospita nessun Grand Cru. Lì finiscono le somiglianze.  Curiosamente i vigneti sembrano più estesi a Volnay, soprattutto all’estremità meridionale, confinante con Monthelie e Meursault ma essere più in alto sul pendio contribuisce senza dubbio a questa illusione. È in questo contesto che si trovano anche i primi “lieu-dits” riconosciuti degni di nota e menzione, Clos des Chenes, Les Caillerets e Taille Pieds. Tutti e tre portano un nome evocativo, soprattutto il terzo, un vigneto ripido, la cui pendenza costringeva i vigneron a chinarsi per potare le viti così in basso che rischiavano di tagliarsi i piedi.

Clos des Chenes e Taille Pieds sono splendidamente situati ma è Caillerets, un po’ più in basso, a suscitare maggior ammirazione ed attenzione, dove il terreno sassoso produce la quintessenza di Volnay. Altri vigneti degni di nota sono Clos des Ducs e Les Santenots du Milieu, un vigneto che pur trovandosi oltre il confine a Meursault è ancora etichettato come Volnay se rosso e Meursault solo se bianco.

Auxey-Duresses

La Cote d’Or si estende nella sua parte più ampia a sud di Volnay per oltre 6 chilometri da Saint-Romain a Meursault. Il contrasto tra i due difficilmente potrebbe essere maggiore, sia per situazione che per fama. Saint Romain ospita alcuni dei vigneti più alti della contea, alcuni dei quali toccano i 400 metri. Finora nessuno dei vigneti è stato classificato Premier Cru, anche se sono in corso iniziative per cambiare la situazione. Accanto, i vigneti di Auxey-Duresses sono disposti lungo il corso del Ruisseau des Cloux, un piccolo corso d’acqua, con una manciata di Premiers al limite orientale del comune adiacente a Monthelie. Qui i migliori vigneti si fronteggiano sui pendii opposti con il paese giusto al centro.

Meursault

Eccetto Corton-Charlemagne, la zona dei migliori vini bianchi della Cote d’Or inizia a Meursault, la curiosità è che il comune è delimitato a nord e a sud da vigneti anomali che, se producono vino rosso, non sono Meursault ma Santenots e Blagny . Solo quando piantati con Chardonnay si qualificano per la denominazione Meursault. Meursault è un grande comune che non può vantare Grand crus ma con una serie di Premier Crus storici come Les Perrieres, Les Genevrieres e Les Charmes, tutti titolati a divenirlo ed a giusta ragione nel prossimo futuro per supplire e rimediare a quella che allo stato attuale è un’inspiegabile ed ingiustificabile assenza. Per compensare questo deficit al momento può solo gloriarsi di una collezione qualitativamente straordinaria di lieux-dits che nelle mani dei migliori produttori sono considerati de facto dei premiers crus che si staccano nettamente da molti dei mediocri premier provenienti da altre parti. Un quartetto – Les Narvaux, Les Tillets, Le Tesson e Les Vireuils – occupano i siti privilegiati a ovest del villaggio, a circa 300 metri di altitudine. La maggior parte dei Premier Crus si trovano a est e a sud di questi, arrivando fino al confine con Puligny-Montrachet. Les Perrieres prende il nome dalle vecchie cave ed è la star della denominazione. E’un vigneto piuttosto frammentato di circa 14 ettari che si distende dolcemente sullo stesso pendio di Charmes e Genevrieres. Nelle mani giuste anche questi ultimi due producono vini superlativi ma Perrieres può raggiungere una maggiore profondità ed una severità che non ne pregiudica l’eleganza.
L’eleganza è un segno distintivo spesso citato per i vini del comune vicino, Puligny-Montrachet, insieme alla raffinatezza, alla razza e al portamento. Queste sono qualità universalmente riconosciute in un grande Montrachet, ma anche il suo vicino un po’ più in alto sul pendio, Chevalier Montrachet, non è da meno in termini di qualità assoluta. La situazione di Montrachet è perfetta, da manuale, una fascia di vigneto giusto a metà di un dolce pendio esposto a sud-est. I suoi 8 ettari si dividono quasi 50&50 tra Puligny e Chassagne, da qui l’appropriazione del suo nome da parte di entrambi i villaggi e, in senso stretto, la sezione di Chassagne è Le Montrachet mentre la sezione di Puligny fa a meno dell’articolo determinativo, sebbene questa distinzione non sia applicata rigidamente. Inutile precisare che la prima “t” è muta, grazie alla fusione di due parole, “Mont” e “Rachet”, dopodiché la pronuncia è rimasta come se fossero ancora due e che significa”collina nuda”. Montrachet è il vino bianco più celebrato al mondo e forse per questo motivo le aspettative sempre altissime possono venir talvolta deluse, soprattutto se si considera il prezzo proibitivo della maggior parte di queste bottiglie. Nello stesso modo in cui Chambertin ha i suoi satelliti, così anche Montrachet.

Puligny-Montrachet

 

Oltre a Chevalier ci sono Batard-Montrachet, Bienvenues Batard-Montrachet e Criots-Batard-Montrachet. Chevalier è un vigneto leggermente più piccolo di Montrachet con una pendenza leggermente più ripida e terreni più magri regalando vini più snelli e meno di sostanza. La dozzina di ettari di Batard sono divisi quasi equamente tra i comuni di Puligny e Chassagne confinando a ovest con Montrachet da cui è separato da una stretta strada. Rispetto allo Chevalier il terreno è più pesante, una differenza che si riflette nei vini. Batard più opulento e Chevalier più chiaramente sobrio. Bienvenues si trova interamente nel territorio di Puligny e Criots interamente nel territorio di Chassagne; separati da circa 500 metri, c’è un abisso qualitativo tra i due. A Bienvenues parcella rintanata nell’angolo nord-est di Batard si producono vini che sono appena distinguibili mentre Criots si allontana da Batard sul suo lato meridionale ed è situato in una posizione meno favorevole dando vita a vini difficilmente riconoscibili come Grand cru, soprattutto al palato. Puligny è anche la patria di alcuni premiers cru eccezionali, tra cui Le Cailleret e Les Pucelles, entrambi contigui al blocco dei grands crus e, nelle mani giuste, in grado di rivaleggiare con loro in termini di qualità. Una curiosità è la piccola quantità di Puligny rouge che viene prodotta, un’eco lontana di un’epoca in cui il Pinot Nero era ampiamente coltivato nel comune. In effetti, ad eccezione dei Grands Crus, quasi tutti i premier cru e tutti i lieux-dits ufficialmente riconosciuti sono autorizzati, almeno in teoria, a produrre vino rosso. Se i vigneron lo volessero, potrebbero convertire quasi tutti i loro vigneti al rosso e chiamarlo ancora Puligny. Anche i Village ed i Premiers Crus di Chassagne-Montrachet(sempre non i Grands Crus)possono produrre sia vino rosso che bianco. Alcuni, come Clos Saint-Jean e La Boudriotte, li producono entrambi fianco a fianco, il che rende interessante la degustazione comparativa e la discussione se questo o quel vigneto si adatta meglio allo Chardonnay o al Pinot Nero. Il pietroso vigneto di Cailleret, accanto alla parte alta del villaggio ed esposto a sud-est, ne è un ottimo esempio, e Les Chaumees (da non confondere con Les Chaumes) al confine con Saint Aubin non è da meno. A sud del comune, Morgeot è a un vigneto di 54 ettari che contiene lieux-dit ben noti come La Boudriotte e Clos Pitois ed altri invece come Guerchere ed Ez Crottes, i cui nomi compaiono solo su mappe dettagliate dei vigneti.
Saint-Aubin si trova a ovest di Puligny e Chassagne, e manca della loro compattezza, proiettandosi lontano dalla Cote de Beaune allungandosi mentre i vigneti seguono i vari pendii. Grazie proprio alla singolare conformazione di questi pendii i vigneti si affacciano in numerose direzioni, da nord-est a sud-ovest. Forse non sorprende che i due migliori premier cru si trovino proprio dietro una curva in collina rispetto ai Grands Crus di Montrachet. Si tratta di En Remilly e, più in alto, a 350 metri, Les Murgers des Dents de Chien, quest’ultimo così chiamato per i murgers o cumuli di pietre ammassate ai margini di un vigneto, creati dai lavori di sgombero dei vigneron. Alcuni sono enormi e si meravigliano della fatica che ha portato alla loro creazione.
A sud di Chassagne, la Côte d’Or inizia la sua lunga corsa verso ovest attraverso Santenay per terminare con il suo lato più rustico a Maranges. Il primo vigneto che incontri – Clos de Tavannes – gareggia per il primo posto con il suo vicino Les Gravieres e forse Beaurepaire, che si trova sopra il villaggio, salendo ripidamente da 250 a 350 metri. Tutti e tre i vini possono invecchiare bene, soprattutto il Tavannes. Uno dei più grandi premier cru di Santenay, Clos Rousseau, si trova sul confine meridionale del comune e cambia la sua ortografia in “Roussots” a Maranges. Questo, insieme ad altri premières cru di Maranges come Le Croix Moines e La Fussiere, sono vigneti poco riconosciuti al di fuori di una ristrettissima cerchia di esperti ed appassionati ma come il meglio di Marsannay esattamente all’altra estremità della Cote d’Or, andrebbero probabilmente meglio conosciuti e più apprezzati.

Fabio Cimmino

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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