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Benvenuto Brunello 2025: il destino della 2021 e di molte annate future

Il panorama dall'hotel Sì Montalcino
Il panorama dall’hotel Sì Montalcino

Assaggiare 195 Brunello 2021, 58 Riserve 2020 e 93 Rosso di Montalcino 2024 e 2023 più 5 del 2022 in soli due giorni (giovedì 20 e venerdì 21 novembre) era un’impresa titanica, certamente non alla mia portata. In passato ho rinunciato a malincuore ai Rossi per cercare di fare almeno tutti i Brunello, questa volta no, ho scientemente deciso di selezionare perché ci tenevo ad avere un quadro ampio di tutte le tipologie.
Dal punto di vista climatico l’annata 2021 è stata caratterizzata da un’estate tra le più aride degli ultimi 30 anni, senza picchi eccessivi di caldo ma con due sole piogge superiori ai 20mm, il tutto mitigato da ottime escursioni termiche. Di contro, la primavera è stata tra le più fredde, soprattutto da marzo a maggio, con una gelata l’8 aprile che ha portato le temperature abbondantemente sotto lo zero, fenomeno che ha spostato in avanti l’intero ciclo vegeto-produttivo, con alcuni casi di riduzione della produzione. Anche settembre è stato caratterizzato dall’assenza di piogge e da un caldo sopra la media.
Il periodo vendemmiale si è svolto tra la seconda settimana di settembre e i primi giorni di ottobre.
Tutto questo ha prodotto, con le dovute differenze da zona a zona, vini dai tannini morbidi e con una freschezza altalenante, strutture medie, piacevolezza gustativa e, in qualche caso frutto molto maturo, cenni terziari e una sostanziosa alcolicità.

I vini in degustazione
I vini in degustazione

Al netto di tutto questo, la 2021 nel calice ha messo in risalto come la maggior parte dei produttori siano ormai in grado di affrontare annate difficili e siccitose come questa, che onestamente non possiamo definire eccezionale, ma sicuramente molto buona, almeno per come si presenta ora (uscirà a inizio 2026).
Il dubbio, infatti, è soprattutto sulla capacità evolutiva di millesimi con queste caratteristiche, che purtroppo saranno sempre più frequenti. Non di rado fra i critici enologici si parla proprio di questa problematica, tutt’altro che trascurabile visto che il Brunello di Montalcino è tra i vini con le maggiori potenzialità d’invecchiamento.
Ecco, di fronte a un tannino già setoso e maturo, a un’acidità indubbiamente contenuta, a un frutto rotondo e a un’armonia generale già acquisita, quel dubbio ha ragione di esistere.
Ultimo punto, non secondario, spiace constatare che, pur rimanendo in linea con gli ultimi anni il numero di aziende partecipanti (quest’anno 123), continuano le defezioni di nomi, alcuni illustri che influiscono non poco sul giudizio generale di ogni annata, guardando le precedenti edizioni ecco una lista degli assenti (e qualcuno mi è sicuramente sfuggito): Altesino, Baricci, Beatesca, Bellaria, Biondi Santi, Canalicchio di Sotto-Lambardi, Casa Raia, Casanova di Neri, Cerbaia, Cerbaiona, Citille di Sopra, Colleoni, Costanti, Cupano, Fattoria del Pino, Fonterenza, Fornacella, Fossacolle, Il Colle, Il Marroneto, Il Poggiolo, La Fiorita, Lambardi, La Torre, Lazzeretti, Le Ragnaie, Madonna Nera, Pertimali-Livio Sassetti, Palagetto, Piancornello, Pian dell’Orino, Pieve Santa Restituta, Podere Canapaccia, Podere Martoccia, Podere San Giacomo, Poggio Il Castellare, Roberto Cipresso, Salvioni, Siro Pacenti, Stella di Campalto, Tenuta Croce di Mezzo, Tenuta di Sesta, Tenute Piccini-Villa al Cortile, Ventolaio, Valdicava.
Non sta certamente a me giudicare le scelte di ciascuna azienda sulla partecipazione o meno all’evento più rappresentativo su cui Montalcino ha sicuramente fatto la sua fortuna, probabilmente per alcune piccole realtà la spesa può non valere la pena, per altre il successo è stato talmente alto che non sentono di avere più interesse a partecipare, rimane il fatto che la mancanza di certi nomi storici non fa piacere, visto che Benvenuto Brunello continua ad essere la migliore vetrina del territorio a livello internazionale e nazionale.

Benvenuto Brunello 2025, la mia postazione

LA DEGUSTAZIONE
Per quanto riguarda i Brunello Riserva 2020 devo dire che sono rimasto colpito del livello elevato che ho riscontrato in molti campioni assaggiati; la mia sorpresa, non avendo potuto partecipare l’anno scorso, nasce dal fatto che alcuni colleghi mi hanno riferito impressioni non del tutto positive sul millesimo, tanto da preferirgli il 2021; c’è da dire però che si trattava dei Brunello annata, le Riserve sono un po’ un caso a parte perché frutto delle migliori uve e delle migliori vigne.
Non intendo tediare i lettori facendo un elenco infinito dei vini degustati, mi limiterò a descrivervi quelli che ho ritenuto più convincenti e coinvolgenti (superiori ai 90/100), al netto dei consueti problemi di qualche campione dovuti a tappi non perfetti (che è un problema serio, perché la percentuale non è bassa e non c’è abbastanza tempo per chiedere ogni volta una seconda bottiglia, che regolarmente è diversa dalla prima).

 BRUNELLO ANNATA E VIGNA 2021 (E UGOLAIA 2020)


LE STELLE DEL FIRMAMENTO (QUELLI CHE TI FANNO SOBBALZARE SULLA SEDIA!)


Lisini – Ugolaia (2020): non potevo esimermi dallo scriverne perché è stato il re dell’intera sessione (due giorni), chi conosce Carlo Lisini e i vini della storica famiglia, sa che non sbagliano mai un colpo. Anche con la 2020 ha fatto centro, un Brunello di altissimo rango che fra i tanti profumi floreali e fruttati, regala anche note di acciuga e oliva, quasi come sentisse la brezza marina che accarezza quel lato di Sant’Angelo in Colle. Un vino in continuo movimento, cangiante, straordinariamente elegante, equilibratissimo, una pioggia di sensazioni di una compiutezza epica, non dico altro.

Canalicchio di Sopra – Vigna Montosoli: percorso olfattivo di incredibile fascino, frutto bellissimo, speziatura dolce, tanta finezza; palato intenso, ricco, affatto contratto, grande sviluppo espressivo, sapido, profondo, persistente, tannino cesellato, grandissima 2021, complimenti da un’azienda che seguo con ammirazione da molti anni.

Lisini – Poggio Severo – è la novità di quest’anno in casa di Carlo, Ludovica e Lorenzo, una selezione di uve dal vigneto più elevato (circa 500 metri s.l.m.), che si distingue per intensità di frutto (arancia sanguinella, mirtillo, ciliegia), freschezza (affiora la menta) e una stoffa che ha pochi eguali, rivelando un vino indubbiamente più vicino ai gusti odierni senza privarsi della sua natura più profonda. Bravissimi!

Pietroso: Gianni Pignattai è riuscito già da un bel po’ di tempo a estrarre dal suo Brunello il meglio del meglio, rivelando un frutto intenso e succoso, dirompente, puro godimento, elegante e allo stesso tempo generoso, ricco, pieno di ritmo, così intenso da mettere i tannini in secondo piano pur se ben presenti; un succedersi infinito di bellissime sensazioni, spietatamente buono, lunghissimo.

Tiezzi – Vigna Soccorso: se c’è un’azienda che ha sempre perseguito la propria strada senza compromessi, questa è quella di Enzo e Monica Tiezzi. Il Vigna Soccorso strappa l’applauso, non regala nulla di prevedibile o scontato, ma sprigiona un candore commovente, a tratti severo, trasuda qualità e una materia tutta ilcinese, si sente la visceralità della terra, sapido netto, un respiro profondo che ti strappa da un mondo alla deriva, con autorevolezza, un soffio di pura energia.

La sala allestita nel Chiostro di Sant'Agostino
La sala allestita nel Chiostro di Sant’Agostino

QUELLI CHE SFIORANO LA STELLA (CONQUISTANDO IL CUORE)


Capanna – Nicco: molto floreale, fine, elegante, anche al palato ha la stessa suggestione, gioca tanto sulla finezza e rivela grande equilibrio materico, raffinato, nello stile di Patrizio Cencioni.

Mastrojanni – Vigna Schiena d’Asino: il più austero (ma non è una novità), però che qualità, pienezza, frutta e spezie ben fuse, la parte boisé è ancora presente ma necessaria per supportare una materia importante e raffinata; ha indubbiamente più bisogno di tempo per esprimere tutto il suo potenziale, ma ha una delle vite più lunghe davanti.

Poggio di Sotto: viola, rosa, ciliegia matura, leggera cipria, agrumi, timo e radici; al palato ha freschezza, dinamica, speziatura finissima, tannino preciso, grande eleganza e profondità.

Salicutti – Piaggione: naso elegantissimo, floreale di viola e fresia, fruttato di fragoline, ribes e ciliegia, poi cumino; bocca elegante, di parvenza non potente ma dal profilo di classe, nitido, tangibile, non fa scena e ti guida nella complessità con garbo che conquista.

Tiezzi – Vigna Poggio Cerrino: con il fratellino se la gioca sempre sul filo, ha incedere progressivo, il frutto si muove poco alla volta, sciorina effluvi di macchia mediterranea e resina; al palato c’è sostanza, ricchezza, molto frutto e una speziatura finissima, solo leggermente più contratto nel finale ma è un altro gioiello di casa Tiezzi che può solo diventare ancora più esaltante.

Fuligni: mi piace già per la sua tina rubino-granato caldo, lamponi, ciliegie sotto spirito, sottobosco, leggera cipria; bocca intensa, ricca ma senza appesantirsi, c’è classe, rigore, sapidità, pennellate di liquirizia, finale lungo e invitante.

Castello Tricerchi: granato scarico, naso molto elegante, con un frutto ben espresso, ciliegia matura, note boschive, spezie fini, resina; c’è classe e finezza al palalo, tannino di grana fine, torna la speziatura sul finale e arricchisce una trama di indubbia eleganza; un ulteriore punto di forza è nell’avere meno massa e più bevibilità.

Canalicchio di Sopra – Vigna La Casaccia: tanto floreale inizialmente, poi si apre a frutta e spezie, prugna, cedro, liquirizia e timo; al palato è leggermente contratto, si sente un’eccellente materia e una grande ampiezza espressiva, è sapido, copioso, pieno, di grande persistenza.


CON IL FIATO SUL COLLO (L’EGO GARBATO)


Capanna: rubino-granato, naso leggermente dolce e al contempo piccante, buona espressione di frutto; al palato ha slancio, freschezza, molto piacevole, buona lunghezza, frutto generoso, non ha spigoli, procede in ottimo equilibrio, si beve davvero bene senza perdere personalità.

Mastrojanni – Vigna Loreto: granato netto, naso leggermente austero, floreale di rosa e viola arricchito da speziatura fine, torna la macchia mediterranea; al palato mostra una bella freschezza, dinamico, con un allungo notevole, sapidissimo.

Gorelli Giuseppe: rubino con riflessi granati, naso fruttato e floreale, note di radici e bergamotto, leggera liquirizia, al palato ha freschezza, è avvolgente, succoso, di estrema piacevolezza, profondo, sapido, con un finale che fa capire che deve ancora sciogliersi del tutto e articolare ulteriormente il suo indubbio talento.

Podere Le Ripi – Amore e Magia: granato pieno, aperto, diretto, di ciliegia, visciola e ribes nero, leggero tabacco; al palato è tra i più freschi, bel frutto che torna deciso, tannino di grana sottile, materia elegante e precisa, tanta qualità, c’è bevibilità e al contempo profondità.

Sesta di Sopra – Magistra: rubino granato, naso molto fine, fruttato di prugna e mirtillo, ma anche floreale di iris e lavanda; bocca intensa, coinvolgente, c’è materia gestita molto bene, balsamica, grande eleganza, lungo, pieno, coinvolgente.

Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto: granato luminoso, speziatura in evidenza, balsamico, terroso, ciliegia, intrigante; al palato mantiene un profilo tradizionale, ha un certo piglio, carattere, non si accomoda ma spinge, non punta alla rotondità ma alla classicità, molto interessante, austero e affascinante.

Lisini: rubino con cenni granati, naso molto fine, ciliegia netta, anche lampone, rosa, violetta, alloro; preciso anche al palato dove evidenzia ha una bella dinamica, lo definirei musicale, fresco, fruttato, pulito, tannino fine, molto elegante.

Castello Tricerchi – AD1441: rubino caldo, naso elegante di mora, ciliegia nera, alloro, fine, armonioso; in bocca è ancora non del tutto disteso, ma è perché ha più materia del fratello annata, il tannino deve ancora integrarsi completamente, si sente una straordinaria qualità, deve solo fare ancora un po’ di bottiglia, sicuramente crescerà e di molto, superandolo.

Il difficile compito dei Sommelier di gestire le richieste dei numerosi giornalisti
Il difficile compito dei Sommelier di gestire le richieste dei numerosi giornalisti

SEMPRE IN ALTO CON CONVINZIONE


Armilla: rubino luminoso, rosa e ciliegia in primis, fragolina e visciola, molto fine; anche al palato mostra una materia fine ed equilibrata, con il frutto al centro, ma anche una buona dinamica speziata, come sempre giocato su una sottile ma incisiva eleganza.

Caparzo – La Casa: trama articolata e incisiva, colpiscono le sfumature di pepe nero e zenzero; al palato è corrispondente, speziato, leggermente sapido, fresco, con intarsi di liquirizia e cacao, crescerà ulteriormente.

Castello Romitorio – Filo di Seta: rubino con cenni granata, legno ben gestito, ciliegia, fragolina di bosco, nocciola in polvere, agrumi; al palato ha freschezza, uno stile aziendale a mio avviso leggermente migliorato, finale corroborante.

Corte dei Venti: rubino luminoso, naso maturo e un po’ dolce, ribes nero, agrumi e mentuccia; al palato ha slancio, forse un pizzico meno elegante e complesso delle sue migliori annate, ma rimane un vino che non passa inosservato, ha ottima materia, tannino fine, non è detto che non cresca ulteriormente con il tempo.

Fattoi: note di ciliegia sotto spirito, agrumi, toni maturi ma fini, azienda che migliora in precisione anno dopo anno; al palato ha buona freschezza, eleganza, tannino non particolarmente incisivo, c’è un buon equilibrio, bene così.

Innocenti: buona finezza espressiva, frutto manifesto, ciliegia in primis, poi amarena e fragola, tabacco da pipa; sorso elegante, generoso, la speziatura è delicata e non invasiva, bella vena sapida, caldo e coinvolgente, finale di liquirizia e spezie dolci, succoso.

Mastrojanni: granato classico, agrumato e di ciliegia, ha freschezza in bocca, molto vivo, piacevole, spezie fini, ottima lunghezza, esprime il meglio della caratteristica classicità.

Podere Le Ripi – Cielo d’Ulisse: una bottiglia poco felice rischiava di lasciarmi una bizzarra impressione. Per fortuna un altro campione mi ha rassicurato che la classica precisione aziendale c’era tutta; dai profumi boschivi e di radici a fiori e frutti delicatamente maturi; palato vivace, agile, coinvolgente, senza elementi di disturbo.

Salicutti: in casa Eichbauer è davvero impossibile trovare un vino poco interessante, questo lo è sicuramente, tratti espressivi floreal-fruttati e terrosi di notevole fascino; anche al palato gioca molto sul frutto, ha freschezza, tannino ben gestito, finale convincente e coinvolgente.

Sanlorenzo: non so se Luciano Ciolfi abbia intenzionalmente puntato a uno stile più scorrevole, sta di fatto che alla cieca avrei faticato a riconoscerlo, perché l’ho trovato di una scioltezza ed eleganza che mi hanno conquistato. Normalmente il suo Brunello ha sempre materia, forza, questa volta sembra meno potente e più elegante, quasi come se gli avesse dato una mano il buon Giuseppe Gorelli, ma ne dubito, di fatto mi è piaciuto parecchio.

Sesti: preciso, incisivo, fruttato, generoso, coerente tra naso e bocca, un bell’esempio di Brunello contemporaneo.

Tiezzi – Tre Querci: nasce da una piccola vigna impiantata nel 2017 vicino a quella di Poggio Cerrino, caratterizzata dalla presenza di tre querce secolari (Quercus Cerri) e da un profilo pedologico molto diverso. Al naso esprime subito un bel frutto, tendo conto che le piante hanno solo 8 anni è la fase in cui è ancora l’elemento dominante; al palato è fresco, gioioso, con una bella spinta fruttata, vino vero in ogni suo aspetto, racconta benissimo il territorio, è nitido, preciso, un bell’esempio di sangiovese.

Val di Suga – Vigna del Lago: rubino luminoso, c’è precisione all’olfatto, si sente il lavoro tecnico, non ci sono elementi che deviano, ottima espressione di frutto, anche al palato c’è precisione, il vino ha una trama definita, pulita e coerente, legno ben gestito, tannino importante ma non invasivo. Un vino che in passato non avevo mai amato particolarmente e accolgo con estremo piacere in questa versione.


CI SIAMO ANCHE NOI!


Argiano: granato con ricordi rubini, leggero amaretto, prugna e ciliegia, erbe aromatiche, cardamomo; palato di ottima fattura, fresco, pieno, ben delineato, con tannino fine, c’è stoffa, una bella espressione di Brunello.

Caprili: rubino netto, ciliegia, agrumi, pesche, rose; bocca coerente, molto fresco e fruttato, piacevole, non complesso ma ben fatto, ancora giovane eppur bevibile, fine, uno stile che apprezzo molto.

Casanuova delle Cerbaie: rubino con riflessi granati, naso lineare, non spara, buona espressione fruttata, spezie fini, spiccano ciliegia e mirto; al palato è coerente, fresco, buona risposta, tannino virtuoso, piacevolissimo.

Cava d’Onice – Colombaio: rubino con riflessi granata, profuma di prugna e ribes, un tocco di oliva; sorso coerente, molto fresco, slanciato, rifinito, pieno, decisamente interessante, può evolvere bene e a lungo.

Giodo – Prètto: che dire, non sono mai stato un amante dei vini firmati da Carlo Ferrini, ma qui tanto di cappello, altra roba, rubino-granato, naso fine dove il legno regala l’afflato balsamico senza cedere al boisé; gestione coerente al palato, un vino aperto, comunicativo, ha una notevole spontaneità e riesce a coinvolgere.

Il Paradiso di Manfredi: granato di buona profondità, profumi caldi, fruttati ma non solo, ciliegia, prugna, arancia, bergamotto, riverberi balsamici, anche floreale; sorso equilibrato con materia fine e ben gestita, intenso, buon corredo acido, tannino misurato, salirà vari scalini con il tempo.

Salicutti – Sorgente: granato luminoso, molto floreale, piccoli frutti, al palato ha freschezza, buona dinamica, bel tannino, un po’ austero e nervoso ma nei limiti, finale leggermente asciugante, contratto, è ancora giovane, da aspettare.

Talenti – 40° Vendemmia: rubino intenso, bouquet ampio con note di ciliegia, prugna, intarsi di frutta a polpa gialla, molto balsamico, ferroso; al palato è leggermente serrato, rivela però una materia coi fiocchi, di preannunciata eleganza.

Talenti – Piero: nonostante non si possa fare a meno di percepire che il legno si affacci ancora con determinazione, c’è un grande recupero al palato, dato da un frutto e una carica aromatica di rara intensità, che lo rendono avvincente, complesso; sorso di bella profondità.

Val di Suga: rubino luminoso, naso fine, pulito, un po’ più semplice del Vigna del Lago ma comunque ben fatto, rosa e ciliegia, agrumi, macis; al palato è coerente, fresco, piacevole, manca forse un po’ di materia ma è un bel bere.

Val di Suga – Poggio al Granchio: rubino con cenni granata, bel frutto e una trama speziata interessante; al palato è ancora un po’ contratto ma sapido, si capisce che ha struttura ed è concepito per una lunga vita, il tempo gli darà ragione.

Elia Palazzesi: granato, toni accesi e stimolanti, bella espressione di frutto, anisetta, susina e liquirizia; non è particolarmente articolato ma assolutamente interessante; all’assaggio mostra freschezza e buona energia, tessitura fine, c’è una materia abbastanza importante, vino che sembra avere buone prospettive e una propria personalità.

Franco Pacenti – Rosildo: rubino granato, frutto sotto spirito, pepe verde, susina coscia; in parte austero, bocca piacevole e fresca, molto corrispondente allo stile tradizionale aziendale, buona progressione.

La Magia: rubino luminoso, naso dai toni abbastanza freschi, buona espressione di frutto, ciliegia e susina, poi alloro, macchia mediterranea; bocca appena asciugante ma di buona freschezza, un vino che chiama il sorso, ha grande piacevolezza.

Pian delle Querci: granato, naso leggermente boisé, ciliegia matura, prugna; bocca rotonda ma non da legno, frutto maturo, buona freschezza, non manca di eleganza, balsamico e mentolato.

Tassi – Vigna Colombaiolo: granato luminoso, profumi intensi di ciliegia, confetto, rosa, bergamotto; al palato ha una bella freschezza, frutto vivo, molto gradevole.

Tenuta Le Potazzine: rubino luminoso, naso di ciliegia, lampone maturo, ribes nero, rosa, ma anche toni cupi; al palato ha freschezza, buona espressione fruttata e speziata, rispetto ad altre annate mi sembra ancora non del tutto aperto e disteso, ma promette molto.

Uccelliera: granato, naso intenso di prugna, ciliegia nera, agrumi, erbe aromatiche, lavanda, buona finezza; sorso leggermente scomposto, tannino ancora un po’ teso, il tempo è necessario per smussare e assorbire, aspettiamo.

I vini in esposizione


 BRUNELLO RISERVA 2020 (IN ORDINE SPARSO)


Banfi – Poggio alle Mura: bel naso agrumato e privo di smancerie legnose, floreale, bellissimo; bocca sapida, fresca, piacevolissima, una bevibilità che da una riserva non ti aspetti, un vino davvero bello, elegante, uno dei migliori Poggio alle Mura che ricordi.

Caparzo: erbe aromatiche, rintocchi vegetali, terra umida, china, cardamomo; al palato la freschezza c’è, meno contratto del precedente, buona materia, buona progressione, particolare e coinvolgente.

Caprili – AdAlberto: piccoli frutti, ciliegia, lampone maturo; in bocca mostra un legno ben gestito, un tannino di notevole garbo, ottima riuscita, arioso.

Casanuova delle Cerbaie – Vigna Montosoli: una trama olfattiva assolutamente interessante, con un frutto maturo il giusto e un drappello floreale estremamente fine; sorso coerente, fresco, con una materia gestita benissimo, finissimo, anche qui il tannino è perfetto, c’è materia e tensione, fascino.

Corte dei Venti – Donna Elena: frutto maturo, prugna, mora, macchia mediterranea, al palato ha freschezza, polpa, buona spinta, eleganza e con una spiccata bevibilità, altra bellissima riserva.

La Casaccia di Franceschi: frutti di bosco, leggera speziatura, alloro, balsamico; bocca di buona fattura, c’è freschezza, sfumature di caffè, materia giusta, finezza, buona lunghezza.

Lisini: qui il frutto esce con veemenza, domina la scena ma con eleganza; in bocca è articolato e progressivo, non raggiunge il vertice assoluto dell’Ugolaia ma ha una trama vellutata e profonda, tannino perfettamente integrato, elegante e senza spigoli, bel frutto dolce, lungo.

Pian delle Querci: bouquet di una certa eleganza, c’è ancora un po’ di legno, poi si libera sulla macchia mediterranea, in bocca ha freschezza ben bilanciata, tannino fine, legno ben gestito, c’è balsamicità e slancio, frutto dolce e piacevole.

Pietroso: profumi intensi con cuore fruttato (ciliegia nera, gelso, ribes nero, mora); all’assaggio è ancora indietro per via di una materia che ha ulteriore bisogno di tempo per distendersi, confermato da un tannino importante in via di integrazione, grande materia che chiede tempo.

Poggio di Sotto: note di fragolina di bosco e ciliegia, arancia sanguinella, rosa; in bocca ha eleganza, dolcezza di frutto, tannino finissimo, buona spinta, slancio, freschezza, molto buono.

Salicutti – Teatro: rubino scarico, naso di piccoli frutti, agrumi, bello in bocca, fresco, ha slancio, buona distensione, tannino misurato, frutto generoso e rotondo, giusta maturità senza perdere freschezza.

Sesti – Phenomena: olfatto molto piacevole, il frutto (ciliegia) è intarsiato con note di viola; al palato ha materia, freschezza, frutto maturo, effluvi balsamici, appena un po’ contratto e meno preciso nel dettaglio ma è un peccato di gioventù.

Talenti – Pian di Conte: ciliegia, amarena, erbe officinali, fiori secchi e freschi; al palato è interessante, grande carattere, sapido, lungo, raffinato, eleganza a go-go.

Tassi – Franci: piuttosto maturo all’olfatto, ciliegia in confettura, prugna; in bocca il frutto si esprime in modo convincente anche se il tessuto è ancora leggermente contratto, soprattutto per l’acidità un po’ slegata, ha bisogno di assestarsi.

Tenuta San Giorgio – Ugolforte: attacco floreale ampio, piccoli frutti, bocca coerente, non particolarmente sciolta, confermato da un finale che asciuga leggermente e lascia qualche tono amarognolo; non del tutto centrato, quindi, ma ha una sua piacevolezza e una materia di rilievo, può migliorare con il tempo.

Tiezzi – Vigna Soccorso: emerge subito il carattere austero di questo vino, sentori di piccoli frutti, ma anche terra, ferro, macchia mediterranea; al palato conferma lo stile, vino che non concede smancerie ma dice tutta la verità, c’è grande frutto senza troppe dolcezze, speziatura nel finale, legno ben gestito, è sempre un emozione.

Val di Suga – Vigna Spuntali: naso dolce, frutto maturo, legno appena accennato, erbe officinali, al palato ha succosità, materia, leggero boisé, sapidità, lunghezza, molto buono e progressivo.


 R0SS0 DI MONTALCINO 2023 E 2024


Argiano 2024: ciliegia e rosa in grande spolvero, grande succosità al palato, fresco, godibilissimo, sapido, la giusta interpretazione della tipologia, da bere a secchiate.

Capanna 2023: rosa, peonia e fragoline di bosco, in sintonia con la tipologia, al palato è scorrevole, ha sapidità e tessitura non contratta, finale segnato ancora da qualche imprecisione.

Elia Palazzesi 2023: ciliegia, fragola, susina, mirtillo, preciso e fine; anche in bocca ha freschezza, vivacità, quello che ti aspetti dalla tipologia restituito con puntualità.

Franco Pacenti 2023: frutto dolce, ciliegia in primis, ma anche floreale, fine, ti predispone all’assaggio; sorso coerente, fresco, piacevole, c’è buona struttura, allungo, sapidità, quasi perfetto.

Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto 2024: grande eleganza, qualcosa in più di un “semplice” Rosso, frutto molto bello, tanto floreale, ampio e cangiante; al palato ha perfetta corrispondenza, freschezza a iosa, succoso, davvero buono.

Le Chiuse 2023: fine, elegante, fiori e frutti ben espressi; al palato ha freschezza, bello vivo per essere un 2023, elegante, dal frutto luminoso, ha classe da vendere e una beva tutt’altro che banale, sapido e con una persistenza che se la batte con il Brunello.

Lisini 2023: molto fine e invitante, bel frutto vivo tra ciliegia, lampone e cenni agrumati; carnoso, fresco, molto piacevole, di notevole stoffa ed eleganza, roba seria.

Mastrojanni 2023: frutto pieno (prugna, ciliegia, gelso), anche molto floreale, leggermente balsamico; al palato ha materia, frutto che ritorna, bella freschezza, ampio, ha carattere e profondità, molto buono.

Pietroso 2024: frutto intenso (marchio di fabbrica), anche qui il fiore non fatica ad emergere; all’assaggio ha intensità, scorrevolezza pur con una materia importante, molto promettente ma ci vuole coraggio per lasciarlo in cantina altri 6 mesi.

Poggio di Sotto 2022: erbe aromatiche, poi floreale e piccoli frutti; al palato ha profondità, anche se perde in slancio e finezza, qualcosa gli manca, non è il solito strepitoso Rosso, che sia una fase infelice o una bottiglia non delle migliori?

Sesta di Sopra 2023: particolare nell’esprimersi, quasi atipico, c’è il frutto ma non del tutto nitido, va beglio sul lato floreale; la rigidità che trovo all’assaggio, il tannino non del tutto risolto e una trama con il freno a mano tirato mi convincono che bisogna attendere che sciolga i lacci, del resto sotto c’è tanta roba.

Talenti 2024: naso molto fine, bella florealità, ciliegia, fragolina; al palato ha ottima materia, pulito e ardito nell’incedere, comunica “datemi tempo che farò cantare anche gli stonati”.

Tiezzi – Vigna Poggio Cerrino 2024: frutto aggraziato corredato da note di macchia e fiori appena colti; sta guadando il fiume con energia, rivelando materia di classe e un futuro in continua crescita.

Uccelliera 2024: frutto ben espresso, anche floreale, profumi nitidi e invitanti; molto buono al palato, fresco, piacevole, lungo, bel risultato, di quelli che vorresti avere sempre in cantina per le occasioni conviviali.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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