Antichi Poderi Jerzu: verticale di sei annate di Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior

Antichi Poderi Jerzu è una storica cantina cooperativa dell’Ogliastra, in provincia di Nuoro, situata all’interno del comune che le dà il nome. Al contempo è tra le aziende vitivinicole sarde a cui sono maggiormente legato; soprattutto in tema di ricordi. Memorie che rimandano all’isola a mio avviso più bella del Mediterraneo, la stessa che ho la fortuna di frequentare – per ragioni familiari – ormai da oltre venticinque anni. Ricordo i miei primi viaggi a Cagliari e i pranzi della domenica, della festa, o le semplici scampagnate fuori porta.

Sulle tavole imbandite di piatti succulenti dell’antica tradizione culinaria sarda – ma anche sulle tovaglie stese sulla spiaggia o sull’erba – non poteva mancare un ottimo Cannonau di Jerzu prodotto dalla cantina sopracitata. Ricordo che quei vini consumati – se vogliamo – anche in “modalità” goliardica, sono rimasti scolpiti nella mia mente perché hanno accompagnato forse gli anni più belli della mia vita. Fatta questa doverosa premessa, e scrollatomi di dosso il dolce peso degli inevitabili ricordi – ora è tempo di restringere l’inquadratura sino ad arrivare allo scorso 18 novembre, giorno in cui ho varcato – per l’ennesima volta – l’uscio dell’Enoluogo di Civiltà del Bere, situato a Milano. Grazie alla consueta professionalità di Alessandro Torcoli, patron dell’enoteca, e di Roberto Vargiu – persona fidata di Antichi Poderi Jerzu – abbiamo ricostruito la storia di una delle cantine più note ed al contempo storiche della Sardegna.

L’azienda comprende 500 ettari di vigneti distribuiti nei comuni di Jerzu, Ulassai, Osini, Gairo, Cardedu e Tertenia. L’areale produttivo è molto esteso, tra un vigneto e l’altro si arriva a distanze di oltre sessanta chilometri. Alludo fondamentalmente all’Ogliastra, un anfiteatro naturale che guarda verso il mare. Ritroviamo pendii, spesso impervi, che dai monti del Gennargentu conducono fino al mare della bella costa ogliastrina, note per alcune tra le calette naturali più belle al mondo: Cala Luna, Cala Mariolu e la spettacolare Cala Goloritzè, dichiarata patrimonio naturale dell’UNESCO nel 1995.

Proprio quest’anno è stata eletta miglior spiaggia del mondo da una nota rivista di settore. Ma torniamo a parlare di viticoltura, la stessa che spesso riguarda vigneti allevati – anche con il sistema ad alberello – che vanno dai 100 agli 800 metri sul livello del mare; circondati dai cosiddetti Tacchi d’Ogliastra, ovvero monti calcareo-dolomitici, il cui nome deriva dalla tipica conformazione simile ad un tacco di scarpa. La loro formazione avviene durante il Mesozoico (210 – 140 milioni di anni fa) sui rilievi paleozoici dove avanza il mare, depositando nel fondale i sedimenti che oggi costituiscono i tipici “Tacchi”, tabulati calcareo-dolomitici ora emersi.

Jerzu, ovvero il comune che dà il nome alla cantina cooperativa fondata nel 1950, è situato in un angolo della Sardegna, lontano dalle principali vie di comunicazione e soprattutto dai grandi flussi turistici. Tali condizioni hanno reso possibile – lungo il corso dei millenni – il mantenere intatta una tra le culture più antiche del mediterraneo e della storia dell’umanità. Si parla di era nuragica, ovvero la civiltà sviluppatasi in Sardegna tra il 1600 a.C. circa e il 700 a.C. Strettamente connessa all’Età del Bronzo, il suo sviluppo è stato caratterizzato dalla costruzione dei nuraghi, ovvero torri in pietra di cui l’isola conserva circa 7.000-8.000 esemplari.

Molti studiosi ritengono che la vitis vinifera sia nativa della Sardegna, e alcuni ritrovamenti archeologici lo confermano; oltre al fatto che la coltivazione di uve era presente già in epoca nuragica, oltre 3.000 anni fa. Oggi il cannonau viene allevato su tutto il territorio regionale, anche se la maggiore concentrazione si trova lungo la costa orientale dell’Isola, in particolare nell’area dell’Ogliastra dove sorge Jerzu. Questo nome sta ad indicare anche la sottozona più importante del disciplinare di produzione, e che da sola produce oltre il 30% di tutto il Cannonau della Sardegna. Le altre sottozone sono Oliena o Nepente di Oliena, sempre nel territorio nuorese, e Capo Ferrato in provincia di Cagliari.

Tornando al paesaggio impervio e incontaminato che si ammira dalla cantina – situata intorno ai 500 metri sul livello del mare – esso rispecchia metaforicamente la personalità dei soci: donne e uomini sinceri che da sempre antepongono la collettività alla persona ed il suo benessere al profitto. Da oltre quattro generazioni, i soci si occupano della viticoltura – anche se non tutti come attività esclusiva – ed ognuno ha la propria vigna di famiglia a Jerzu. Lo stesso grande spirito di appartenenza che ho riscontrato anche in cantine cooperative di altre regioni, soprattutto Valle d’Aosta e Alto Adige, alimentato da rigidi protocolli di tutela offerti ai propri soci – a cui si chiede molto in termini di impegno – al fine di produrre la miglior materia prima da offrire al consumatore nell’interesse della collettività.

Il Consiglio di Amministrazione è formato dai soci, gli stessi che eleggono anche il presidente, carica ricoperta da Marcello Usala dall’anno 2010. Un’altra figura chiave è il direttore commerciale, Franco Usai, che assicura l’orientamento strategico e il raggiungimento degli obiettivi prefissati; è anche responsabile delle vendite dell’export. Con trent’anni di attività in azienda, un altro fulcro fondamentale di questa “grande famiglia” – così amano definirla i soci conferitori – è l’enologo Franco Bernabei, affiancato dal tecnico di cantina Nicolò Miglior, pronipote del pioniere Josto Miglior. Quest’ultimo, a cui viene dedicato da sempre il vino di punta – protagonista della verticale che più avanti vedremo – fu colui che più di tutti, nel 1950, volle unificare la passione, il talento e lo sforzo dei vignaioli del territorio mediante la creazione della Vitivinicola Sociale di Jerzu, quella che poi divenne a tutti gli effetti l’azienda che conosciamo oggi.

Josto Miglior, nato a Jerzu il 25 febbraio del 1895 – di professione medico e proprietario di alcune tra le vigne più alte dell’Ogliastra – non cura soltanto la salute delle persone ma anche gli interessi, essendo un grande appassionato di economia e di industria. Proprio questa attitudine risulta uno stimolo decisivo nel momento in cui, constatato il pericolo di ricorrenti crisi agricole – dovute alle incertezze del mercato e soprattutto alla primordiale tecnica di commercializzazione del prodotto vitivinicolo – si fa promotore della costituzione della suddetta cantina sociale.

Oggi Antichi Poderi Jerzu conta 430 soci, che hanno in coltivazione 500 ettari per i quali producono fino a 35.000 quintali di uva. I terreni sono in prevalenza di tessitura calcareo – scistosa o a tessitura granitica. L’età dei vigneti varia in funzione dell’altitudine dove gli stessi sono collocati. I più giovani (circa 10 anni) si trovano sulle parti più basse intorno ai 100 metri sul livello del mare. Arriva, invece, ad oltre 50 anni l’età dei vigneti collocati sopra i 500 metri. La produzione annua si attesta intorno ad 1.600.000 bottiglie. Il protagonista assoluto è il Cannonau; sono presenti, inoltre, vini prodotti mediante uve monica e altri a base vermentino.

Per l’azienda parlare di sostenibilità non significa soltanto attuare una coltivazione che garantisca il più basso impatto possibile sull’ambiente, che preservi le risorse naturali (acqua, terra e biodiversità), che eviti di usare pesticidi e che sfugga allo sfruttamento intensivo. In una terra difficile come quella dell’Ogliastra la sostenibilità prende accezioni diverse. Oltre il significato più stretto, abbraccia una filosofia di integrazione tra l’essere umano e la natura, volta all’esaltazione del patrimonio ambientale, al sostegno del tessuto economico e della socialità. In tema di sostenibilità l’azienda suddivide il tema in tre declinazioni: ambientale, economica e sociale. La prima riguarda la provincia dell’Ogliastra che è stata la meno popolosa d’Italia (circa 31 abitanti per chilometro quadrato). Questo territorio poco antropizzato racchiude un patrimonio storico-culturale con pochi eguali.

L’obiettivo è studiarne a fondo l’ambiente attraverso terreni, acque, venti, flora e fauna, per preservarlo e conservarlo. Per questo è stato costituito il Gruppo operativo con il nome di CSVitiS (che in sigla significa Competitività e Sostenibilità di un Sistema Vitivinicolo in Sardegna), che ha come capofila Antichi Poderi Jerzu e con gli altri partners, tra cui Valori Italia, ha l’obiettivo di creare un nuovo modello di governance della produzione del vino sostenibile, che garantisca da un lato una produzione sana e sicura e dall’altra un vino di provata qualità e redditività.
La sostenibilità economica tiene conto che il paese di Jerzu conta 3000 abitanti e che i soci della cantina sono 430; ogni famiglia partecipa all’attività della Società. Anche se non tutte hanno come unica fonte di reddito la coltivazione della vite, è fondamentale creare un percorso virtuoso che riesca a trasformare un’economia di sussistenza in un’economia produttiva, soprattutto affinché gli abitanti possano restare nel territorio, si curino di esso e valorizzandolo ne traggano sostentamento. Il Direttore Commerciale Franco Usai definisce Antichi Poderi Jerzu come – un avamposto di resistenza economica. Calamita di attrazione e argine contro lo spopolamento del nostro territorio –.

Infine, la sostenibilità sociale pone al centro il vino e le attività ad esso collegate. Le stesse rappresentano il senso – a 360° – della comunità; dunque, tutti i soci si impegnano ad elevarlo ad ambasciatore dell’areale in questione. Un vero e proprio mezzo per comunicare, ed è la conoscenza capillare di questo stesso territorio il suo genius loci. A tal riguardo Antichi Poderi Jerzu ha pubblicato un volume illustrato che contiene un importante studio di zonazione, condotto dall’inizio degli anni 2000 e fino al 2007 con il contributo dell’Agenzia regionale per lo sviluppo in agricoltura della Sardegna (LAORE), e dal Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano (CRA-VIT). Lo studio ha diviso i 500 ettari in 9 macro-zone, identificate in base all’omogeneità pedoclimatica, tale da poter individuare le caratterizzazioni dell’uva e del vino che meglio si adatta a quel terroir. Da questo progetto sono nati i tre vini del fondatore: Marghia, Chuerra e Josto Miglior. Ma anche i due cru aziendali, che in seguito vedremo, Baccu Is Baus e Baccu S’Alinu ed infine il Cinquesse, anch’esso servito – all’Enoluogo – dopo la verticale storica del Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior. lo stesso che ora andrò ad illustrare.
Breve inciso. Il colore dei seguenti sei vini vira da tonalità granata profondo, cupe, con unghia mattone-arancio, a sfumature granata-rubino, sino ad arrivare al rubino pieno, vivace e squillante dell’annata più giovane.

Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2021: bel naso di frutti estivi tra cui pesca matura e fragola selvatica, viola, rosa rossa e ribes nero in chiusura; anche il mirto fa capolino con lenta ossigenazione. È un vino scorrevole, slanciato, succoso ed estremamente sapido. Sa più di mare che di montagna. Grande digeribilità.
Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2019: timbro olfattivo piuttosto intenso, la memoria rimanda a frutti neri di bosco maturi e amarena, lieve tostatura frammista a canfora e grafite; il finale è appannaggio del pomodoro secco e della macchia mediterranea. Deve ancora aprirsi. Al momento il naso risulta quasi compatto. Palato pieno, ricco in materia, caldo e dal frutto opportunamente maturo; tanta sapidità in chiusura. È un vino penetrante a 360° ma ha bisogno ancora di tempo.
Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2017: dall’annata più calda del millennio arriva forse il vino migliore della verticale. Mi ha totalmente spiazzato. Ritrovo un bouquet di profumi elegante, arioso, dalla tessitura finemente speziata e dai rintocchi balsamici in grado di rinfrescare ulteriormente l’insieme; in chiusura financo scorza di arancia rossa sanguinella, peperoncino tritato e liquirizia. Un naso caleidoscopico. Anche in bocca sorprende per sobrietà, finezza del tannino, succo e tanta sapidità che ben si fonde al registro fruttato; lo stesso appare ancora ricco di vitalità. Buonissimo.
Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2010: mentre nel resto d’Italia è stata un’annata a cinque stelle, in Sardegna si sono toccate punte di caldo da record. Lo si avverte al naso, dove il frutto maturo e disidratato sa di mora e prugna, uva passa con suggestioni ferrose/ematiche e di grafite. Anche in bocca risulta potente, morbido, dal tannino quasi “cremoso” e dal finale leggermente sopra le righe in termini di alcol percepito.
Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2008: timbro intenso, profumi austeri legati ai frutti neri di rovo, ivi compresa una freschissima nota balsamica di eucalipto, ma anche ginepro e mirto; con lenta ossigenazione il dolce della liquirizia gommosa, il caucciù e cacao amaro. In bocca sbalordisce per freschezza, tensione e slancio; anche qui ritrovo tanta salinità e una progressione leggermente trattenuta in chiusura. Comunque, ad avercene Cannonau così a 17 anni dalla vendemmia.
Cannonau di Sardegna Riserva Josto Miglior 2003 (in magnum): a ventidue anni dalla vendemmia è quasi impossibile – da un Cannonau di Jerzu – non aspettarsi dei cenni evolutivi, ed infatti si palesano pur tuttavia con classe, sobrietà. Nell’ordine: polvere di caffè, cuoio, legni dolci e prugne della California; bacche di mirto macerate nell’alcol e tabacco. Trascorsa una buona mezz’oretta dalla mescita toni leggermente fumé e di peperoncino tritato. Bellissima espressività. Ciò che invece sorprende oltre ogni pronostico è la freschezza ancora scalpitante, e nonostante l’annata torrida a dir poco, quella di un vino più che mai vivo che davanti a sé ha ancora dieci anni di vita a voler essere tirchi. Lunghissimo. Penetrante. Un grande Cannonau insomma.
FUORI VERTICALE

Cannonau di Sardegna Cinquesse 2021
Questo vino è un omaggio di Antichi Poderi Jerzu all’artista Maria Lai, che ha trovato il senso del proprio lavoro nelle antiche trazioni della Sardegna. Le cinque S sono: sasso, solco, sole, scure e sale. Proviene soltanto da vigenti collocati nelle alte colline, sopra i 400 metri sul livello del mare, dell’agro di Jerzu e da piante che hanno in media trent’anni d’età. Terreni franco-argillosi di origine scistosa. Affinamento in tonneaux di rovere francese per sei mesi. Rubino caldo, vivace, bello il naso fresco, spigliato e gioviale, con incursioni d’erbe officinali e frutti rossi croccanti, lieve smalto e grafite/tabacco. Sorso ben calibrato tra guizzi acidi e rintocchi salini; media progressione. Annata che a mio avviso regalerà soddisfazioni in Sardegna.
Cannonau di Sardegna Riserva Baccu Is Baus 2020
Vigneti di oltre 40 anni d’età, collocati nell’areale di Is Baus in agro di Jerzu, maggiormente esposti al mare ad un’altitudine pari a 500 metri. Terreni franco-sabbiosi di origine granitica. Affina in barriques e tonneaux di rovere francese per 12 mesi. Granato-rubino caldo, tonalità profonda. Il timbro è più intenso, dai toni mediterranei e di frutti neri maturi, ivi compreso un bel mix di pomodoro secco, lentisco e grafite, financo sottobosco. Anche in bocca il sorso è generoso, morbido, dal tannino dolce con una bella progressione data in parte dalla freschezza; quest’ultima non latita e mostra il carattere dei vigneti d’altura.
Cannonau di Sardegna Riserva Baccu S’Alinu 2019
Saliamo ancora di quota, mediante vigneti di oltre 50 anni d’età, collocati nell’areale di S’Abba e S’Alinu in agro di Jerzu, ad un’altitudine di oltre 600 metri sul livello del mare. Il terreno è franco-argilloso d’origine calcarea-scistosa. Il vino affina in barriques e tonneaux di rovere francese per un anno. È il vino che mi ha stupido di più dell’intera degustazione. Veste rubino con unghia granata e una bellissima vivacità di colore. Estratto non eccessivo. Un’ondata di profumi che ricordano i frutti estivi mi travolge, ma con garbo, sobrietà. Nell’ordine: pesca noce, fragolina di bosco e susina nera, ma anche arancia rossa sanguinella, tracce ematiche/ferrose e un bellissimo accento balsamico frammisto ad erbe officinali. Con lenta ossigenazione fa capolino il ginepro ed un fiore fresco che ricorda il geranio selvatico. Un naso a dir poco memorabile e lo si deve – anche in questo caso – alla notevole altimetria dei vigneti, ed al grande lavoro di ricerca dei migliori cru attuato da Antichi Poderi Jerzu. In bocca è una carezza in senso assoluto: dal tannino vispo e dolce, mostra tutta la freschezza, ed integrità, del frutto in tandem a guizzi salini e rintocchi balsamici che regalano un finale pulito e godurioso. Non vi è traccia d’alcol percepito, la digeribilità è il suo asso nella manica. Buonissimo.
Andrea Li Calzi




